Cultura della trasferta cercasi

Andare a vedere una partita come Inter Juventus per la gente da stadio come me, vuol dire arrivare al punto di mettere in discussione tutte le proprie convinzioni, ripudiare le battaglie fatte per portare gente allo stadio e combattere la mentalità ciabattara da divano e copertina. Per chi vede lo stadio come un luogo sacro, un Inter Juve qualsiasi rappresenta l’emblema di ciò che per me lo stadio non dovrebbe essere, e che mi porta a pensare che in fin dei conti il male non sono tanto quelli che se ne stanno a casa. Meglio pochi ma buoni, convinti, integralisti e cazzuti, che decine di migliaia di spettatori improbabili che riempiono gli spalti in occasione di incontri come questi.

Ho visto la partita al Primo Anello Blu insieme ad alcuni amici. Ovviamente della mia stessa specie, perchè non esiste che io possa stare insieme a qualcuno pitturato in faccia, col cappello da clown e i pop corn in mano stile multisala cinematografica. Chi viene con me in queste occasioni è uno che potrebbe tranquillamente decidere di sacrificare un familiare a caso a favore di una trasferta con un treno speciale, o in bus col proprio gruppo. Settore pieno. Presenza massiccia di juventini.

Vedete, il problema non è tanto il fatto che il settore fosse popolato quasi più da juventini che interisti. O meglio, è un problema, perchè nel mondo delle favole in cui vivo, non esiste che gli juventini riescano ad accaparrarsi 20-30 mila biglietti. La vendita dovrebbe essere blindata, eccezion fatta per il settore ospiti, ma tantè. Il problema è che non c’è nulla di più pericoloso di migliaia di persone che vanno in trasferta, senza avere la cultura della trasferta. Migliaia di persone incuranti delle basilari norme di rispetto verso chi gioca in casa, che si siedono in mezzo agli interisti bardati di bianconero, esultano, fanno gesti, e insultano tutta la partita. Ora, siccome quando scrivo un articolo abbastanza estremista, il caso vuole che lo leggano principalmente i benpensanti moralizzatori. Quindi so che tra di voi, cari lettori, ci sarà già qualcuno scandalizzato per queste mie parole che denotano certamente scarsa sportività, e confermano che lo stadio sia un luogo pericoloso. Ma vi sbagliate. Perchè io non sono contro chi segue la propria squadra in trasferta. Ma nel mondo dello stadio ci sono alcune regole non scritte che devono essere rispettate. Sei in casa di altri, quindi devi stare “schiscio (schiacciato, tranquillo). O fai come me che vado dichiaratamente nel settore ospiti, quindi accetto le regole d’ingaggio e combatto la guerra di tifo esponendo i miei colori, oppure mi vedo la partita in Santa pace ricordandomi che sono a casa di altri. Se decido di andare a vedere un Varese Novara, o un Roma Inter in mezzo ai tifosi del Varese o della Roma, e ci vado bardato coi miei colori, faccio il dito medio a chi mi dice qualcosa ed esulto come un pazzo, devo accettare che qualcuno venga a tirarmi un destro. Siamo allo stadio, finiamola coi discorsi delle balle sul fatto che dobbiamo essere tutti amici, volerci tutti bene, e ognuno possa e debba sentirsi libero di tifare chi vuole. Sono discorsi da Oratorio per cresimandi questi, basati su una filosofia spiccia distante anni luce dalla realtà. E badate bene, che non ce l’ho con gli juventini in quanto tali. Parlo di loro perchè oggi ho visto Inter Juve. Ma criticherei anche un Novarese o un Interista in giro per qualche stadio a fare il fenomeno. E’ colpa di questi profili di persone se poi capitano problemi negli stadi, non per chi di Stadio ci vive.

Poi c’è il secondo tipo di persone che odio (non necessariamente trasfertista fuori settore ospiti). Quello che allo stadio pensa di essere sul divano di casa sua. Normalmente lo vedi accompagnato da due figli, una moglie, due nipoti e una sorella, passa la partita a fare foto col telefonino e soprattutto, rompe le balle continuamente assecondando i bisogni e le richieste del parentado al seguito. Manco avesse la cucina a disposizione col frigor a pochi metri dal divano. Un continuo su e giù per andare al bar, prendere la coca cola, prendere l’acqua, andare al cesso, fare un giro per sgranchirsi le gambe. Queste persone non le vedi mai durante l’anno, non soffrono come soffri te, ma dispongono di ingenti somme da spendere tali per cui un biglietto lo trovano sempre.

Ecco, se penso che la differenza tra una normale partita con lo stadio mezzo vuoto, e una con lo stadio pieno è data essenzialmente dalla presenza di questi due profili di persone, rivaluto la bellezza di uno stadio vuoto, ma pieno di persone che lo sanno vivere veramente. Gente come te, che soffre a star seduta, che vive solo per quei momenti in cui puoi cantare e urlare a sostegno della tua squadra. E non il popolo da pic nic, o di gente che dovrebbe stare seduta insieme a quelli di là.

Quando parlo di stadio sono equiparabile totalmente ad un integralista islamico. Non muovo un centimetro per venire incontro alle esigenze dei filosofi e moralisti benpensanti. E’ un mio limite probabilmente, ma sono fatto così. I centri commerciali sono fatti per tutti, gli stadi no.

unodinoi

preso dalla pagina Facebook “Casual People”