Santo tutor aiutami tu

Ogni volta è sempre più dura, ogni volta è sempre più difficile, ogni volta è sempre maledettamente unica. Vivere in funzione di un calendario di nove mesi è difficile, ma saper gestire gli spostamenti di calendario improvvisi (e ingiustificati) è semplicemente da eroi. O da pazzi. E così, dopo aver atteso l’ennesima programmazione di anticipi e posticipi, te e gli altri malati di mente che ti danno retta, il giorno di una trasferta relativamente vicina eri coperto con un bel giorno di ferie. Quando tutto è organizzato, arriva il comunicato della Lega che anticipa il turno al Giovedì. Il normale salterebbe la trasferta, l’eroe si darebbe fuoco davanti agi uffici di Via Rosellini a Milano per protesta, il pazzo si organizza.

Milano Cittadella quanto è? 280 km? si va in macchina, partiamo alle 16,30 abbiamo tutto il tempo, tanto chi cazzo troviamo di giovedì che va da quelle parti? anticipiamo l’uscita degli uffici e siamo tranquilli”. Evidentemente l’esperienza di Bari non ha insegnato niente. Quando ti senti invincibile, quanto hai curato tutti  i minimi particolari, quando tutto è pronto, spesso arriva l’imponderabile e imprevedibile colpo di sfiga che ti complica il tutto. A parte il diluvio su Milano (e sul resto del Nord Italia) proprio al momento della partenza che ti ingolfa (a Milano c’è una legge non scritta che obbliga la gente, quando piove, ad evitare i soliti mezzi pubblici  e tirare fuori la propria auto, rigorosamente con un rapporto 1:1 – un auto a persona -), accendi l’auto e la signorina del giornale radio, con voce molto simile a quella di una coniglietta playboy in un Casinò di Las Vegas, ti dice “buongiorno a tutti i nostri radioascoltatori, si segnalano due incidenti che stanno creando traffico sulla A4 in direzione Venezia. Uno all’altezza di Cambiago Cavenago e un altro a Brescia che stanno creando rallentamenti”. Scende il gelo in auto. Nessuno ha il coraggio di parlare. L’imbarazzo viene interrotto dalla telefonata di uno di noi che si trovava sul pullman partito da Novara che, con voce incazzosa, dice “dove siete? noi siamo bloccati in tangenziale. Qui scrivono 11 km di coda”. Bene, siamo fottuti. Arriviamo lentamente allo svincolo di Agrate, quattro corsie piu quella di emergenza bloccate. Il Navigatore satellitare (Dio benedica chi lo ha inventato), non solo ti guida verso la meta, ma ti stima anche l’orario di arrivo. “Dice che arriviamo alle 19,50 abbiamo tutto il tempo”; “ore 20”; “ore 20,12”; “ore 20,22”; “ore 20,35”. Si teme di perdere la partita. Ma la gentedastadio non molla mai. Vedi una serie di lampeggianti nell’altra carreggiata: trasportano due tir incidentati. “E’ fatta, hanno liberato la strada”. Due minuti dopo si riesce ad andare. In quel momento in radio la signorina Playboy annuncia “Buonasera, si segnalano code a Brescia est, direzione Venezia, per un incidente in via di risoluzione”. Via di risoluzione? Vabbè avranno già sistemato. Viaggi al limite del tutor, arrivi a Brescia e sul più bello davanti a te inchiodano e mettono tutti le 4 frecce. Non è possibile, ce l’hanno tutti con noi. Non era risolto proprio nulla. Altri km di coda. Bloccati. L’amico tom tom stima arrivo alle 20,53.

Siccome alla partenza eri certo di avere tanto margine di tempo, non hai nemmeno fatto il pieno. “Tanto ci fermiamo a mangiare lo facciamo lì”. La situazione è la seguente: l’auto stima che potrà fare ancora non più di 80 km, il Tom Tom stima che arriverai a partita abbondantemente iniziata, e noi ancora bloccati in autostrada sotto il diluvio. Ma sul più bello, come in una partita avvincente dove sei sotto di un goal e i tuoi non ce la fanno, ecco il contropiede perfetto dei tuoi: liberano l’autostrada dai rottami delle auto. Schiacci sul pedale, non vedi più i Tutor, non dovrebbero piu essercene. Entri in riserva proprio in corrispondenza di un autogrill. Lavoro di squadra perfetto. Uno fa il pieno, uno va a pagare, gli altri veloci a prendere qualcosa da mangiare. Rifornimento fatto e cibarie acquistate in 5 minuti primi netti. Roba che Domenicali della Ferrari dovrebbe già avere i nostri curriculum sulla sua scrivania. Si riparte, strada libera, 190 km/h la nostra andatura. Se per caso han messo qualche tutor a tradimento, mi ridanno la patente nel 2016. O la va o la spacca, ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.

Cittadella è un Paese di 20.000 anime molto simile ai villaggi che trovi in Lapponia. Sono solo casettine colorate, tutte coi giardinetti dentro a delle mura medioevali. Appunto una “cittadella”. Cosa che, magari quando non diluvia e non sei in ritardo per una partita, meriterebbe pure una visitina. Quando esci a Vicenza Nord devi fare una ventina di km su una statale, ovviamente allagata. Arrivi allo stadio solo perchè vedi le luci colorare di verde il cielo in lontananza. Arriviamo alle 20,50. Entriamo dentro, metto la mia pezza e subito loro segnano “Eh no cazzo, non ero pronto, non vale, adesso si riparte dallo zero a zero”. Ben presto pareggiamo e chiudiamo il primo tempo in vantaggio. All’inizio del secondo riesce ad arrivare anche il pullman. C’è comunque euforia, si sta vincendo, il viaggio della speranza è finito e anche loro erano dentro a tifare. I blu in campo sembrava avessero percepito tutto il calvario di quel centinaio di pazzi eroi che ci hanno messo 6 ore per arrivare. E non smettono di attaccare. Anche loro avevano il diritto di vedere qualche goal. Finisce la partita con la squadra sotto il settore che canta “si gioca a tennis lalalalallaaa”. Cittadella Novara 2-6. Game, set, match.

E’ stata dura; è sempre più difficile ma anche questa volta eravamo lì, quasi puntuali, dove trasmettevano il nostro spettacolo preferito, la nostra passione, il nostro stile di vita. Bagnati fradici ma felici. E come sempre, vincenti. A prescindere dal risultato.

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Cittadella (PD)