Salary cap, maledetto salary cap

Un salary cap anche per il calcio italiano. La serie B ha stabilito un tetto salariale per i nuovi contratti firmati dai giocatori a partire da luglio: 150.000 euro nella parte fissa e altrettanto in quella variabile. Lo ha annunciato il presidente della Lega di serie B, Andrea Abodi, al termine dell’assemblea che ha approvato anche il contingentamento delle rose.

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Il Governo del calcio italiano, sempre alla ricerca di qualche novità che raddrizzi un barcone prossimo ad affondare, e totalmente incapace di partorire un’idea se non copiandola da qualche altra Nazione, oggi ci ha regalato questa novità del Salary Cap per la prossima serie B. Idea copiata dall’ NBA (e non solo), si pone l’ambizioso obiettivo di dare un taglio significativo alle spese dei club e, contemporaneamente, spingere le Società a puntare sui vivai. Mi sembra un’idea populista il giusto da venire percepita dalla massa come un’idea straordinaria e quindi, pompata dai media. Senza troppi giri di parole, la trovo un’idea concettualmente sbagliata, perchè incompleta. Non si può considerare il campionato cadetto come un’entità a parte rispetto agli altri campionati perchè così non è. E’ giocata da squadre composte da giocatori che firmano un contratto in B, alla fine di un mercato unico insieme alle squadre di A, di Lega Pro e del resto del mondo. Fissare un tetto salariale solo alla B, significa penalizzare solamente questa categoria in sede di mercato, ottenendo un indebolimento tecnico complessivo. Indebolimento tecnico che, alla lunga, si estenderà anche alla massima serie.

Il problema non riguarda tanto i giocatori scarsi o quelli forti. I primi giocheranno comunque in Lega Pro o, se saranno fortunati, in B, e i secondi rimarranno stabilmente in A. Il problema riguarda quei giocatori che, per tanti motivi, sono un lusso per la serie B, ma non sono pronti, o non emergono in A. Credetemi, sono molti più di quelli che pensate, perchè il Gap tra A e B è mostruoso. Ogni anno dalla B in A salgono 3 squadre. Statisticamente almeno una, se non due, retrocedono subito l’anno dopo. Ecco, queste squadre sono fatte di giocatori molto forti per la serie Cadetta ma, talvolta, inadeguati per la massima serie. Il problema è che questi giocatori sono contrattualizzati a valori da serie A. Quindi, o si trascinano i giocatori ad ogni sessione di mercato in lotte psicologiche estenuanti per far si che si adeguino i contratti, oppure questi in B non potranno più metterci piede. Inoltre, giocatori di serie A che faticano a trovare il posto da titolare, spesso vengono girati a formazioni di serie B per farli giocare con più continuità, in modo da farli crescere e valutarli bene. Ma se sono giocatori, spesso attaccanti, con contratti da squadra di serie A, è evidente che abbiano anche stipendi in linea con quella categoria. Questi giocatori che col Salary Cap faticherebbero a trovare sistemazione nella seconda serie, è bene ricordarlo, sono quelli che poi in B fanno la differenza e fanno crescere a livello qualitativo e tecnico il campionato. Se togli questi giocatori, ottieni solo un impoverimento tecnico generale della B, con squadre che inevitabilmente riempiranno le rose di giovani nella speranza di trovare il fenomeno di turno che, sempre statisticamente, nascerà una volta ogni mille.

Intendiamoci, 150.000 euro di fisso, e 150.000 di variabile per giocare a calcio sono più che sufficienti. Ma quest tetti salariali dovrebbero essere inseriti in un contesto totale, e non solo in serie B. Cosa farei io? Annullerei tutti i contratti in essere, stabilirei i tetti salariali in base alla categoria, e darei il diritto di prelazione sull’acquisto del giocatore alla squadra già proprietaria del cartellino. Giusto per non fare diventare il tutto un far west e non stravolgere il mondo più di quanto già verrebbe stravolto. Così sarebbe giusto, così sarebbe equo e così, cosa più importante, si renderebbe più umano un carrozzone che sta perdendo qualsiasi etica e morale in funzione del business. Il principio “da qualche cosa bisogna pur iniziare” non può valere nella misura in cui si vanno a creare evidenti disparità. Non si può iniziare a moralizzare la serie B se poi, implicitamente, si va a favorire la fuoriuscita di giocatori verso altri campionati europei che garantiscono altri stipendi.

Finisco le mie argomentazioni facendovi qualche nome. Seferovic o Pablo Gonzalez in casa mia, mezzo Hellas Verona, i Paulinho e gli Ardemagni e tanti altri ancora. Gente che fa la differenza in B ma in A faticano, o hanno faticato. Prima o poi il loro contratto scadrà. Cosa succederà? Si adegueranno lo stipendio alla B? Forse. Andranno a prendersi lo stesso stipendio in A anche senza certezza di giocare? Forse. Scommettete con me che sceglieranno mediamente la seconda ipotesi? La serie B ne trarrà vantaggio? E la serie A?

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