Le emozioni che vorrei vivere

Nella vita ho girato molto per il calcio e lo sport in generale. Ho visto tantissime città, anche piccole, in Italia e in Europa, tantissimi stadi e palazzetti e altrettante manifestazioni sportive che mi hanno regalato emozioni enormi. Nei miei tour, però, mancano ancora alcune tappe. Non so se sarò mai fortunato a riuscire a coprire anche queste ultime caselle di quello che per me un puzzle di emozioni, sempre e comunque con una sciarpa al collo e tifando per qualcosa o qualcuno, comunque vorrei condividerle con voi.

Mi piacerebbe davvero tanto vedere una partita di calcio in Turchia. Siamo abituati a vederci esaltare dai media il modello inglese. Quanto sono belli i loro stadi, quanto è bello il loro mondo, la loro magia ecc. ecc. Per carità, ho visto partite negli stadi del Chelsea, Manchester, Norwich e ho visto ragazzi giocare in campetti infangati di periferia e in campi verdi di un College. Direi una palla se dicessi che non sono rimasto folgorato dal contesto. Ma quando vedo per tele la curva del Galatasaray o del Besiktas, mi emoziono. Il casino organizzato che sono in grado di produrre quei tifosi deve essere un qualcosa di semplicemente inarrivabile per qualsiasi tifoseria italiana. Io vi sfido a trovare in giro nel mondo un qualcosa o qualcuno in grado di coinvolgere uno stadio intero, e riuscire a produrre un tifo omogeneo e sincronizzato, come in questo video:

Mi piacerebbe davvero tanto vedere una partita di Rugby della Nazionale all’estero, meglio se in Scozia o Irlanda. Non capisco ancora bene tutte le regole del gioco, ma la partita che ho visto a San Siro contro gli All Blacks mi ha segnato. Al di là delle considerazioni sulla tessera del tifoso espresse in quell’articolo datato 2009, che ho un po’ rivisto nel corso dei mesi, il concetto di fondo rimane invariato: invidio profondamente lo spirito, e purtroppo ora anche il numero, dei tifosi che assistono ad una partita della Nazionale italiana di Rugby. Invidio l’orgoglio, invidio la passione, invidio anche lo spirito del tifare per la propria Nazionale. Perchè si tifa Italia in quanto si è Italiani senza alcun tipo di strumentalizzazione e pippa mentale. Nel calcio se esponi una bandiera italiana c’è subito qualcuno di sinistra che ti bolla come un fascista di merda e si scandalizza perchè è umiliante il tricolore o non si riconosce nel suo bel Paese, e contemporaneamente, compare qualcuno di destra che invece fa del tricolore la sua ragione di vita. Queste, relativamente al mondo del tifo, per me sono tutte pippe mentali. Non è che tutti quelli che seguono il Rugby sono di sinistra o tutti di destra. Sono italiani, e quella bandiera, in quel momento, conta molto. Ma nel calcio questo concetto purtroppo sta diventando confuso e troppo strumentalizzato.

Mi piacerebbe davvero tanto vivere almeno per un giorno la magia dei giochi Olimpici. Purtroppo la scorsa estate ho perso un’occasione unica, poichè Londra è facilmente e comodamente raggiungibile, e chissà quando ricapiterà una manifestazione così “comoda” in tutti i sensi. Tanti amici che hanno vissuto questa esperienza mi hanno raccontato di un qualcosa di incredibile e che merita di essere visto e vissuto. Dalla tele forse emerge maggiormente la competizione sportiva, ma chi è nel luogo dell’evento viene rapito dall’atmosfera di festa e fratellanza che caratterizza l’Olimpiade e che è indimenticabile.

E infine, forse il sogno più irrealizzabile di tutti. Assistere una volta nella vita a un Super Bowl negli USA. Non ho la minima idea di cosa possa costare un biglietto, non ho la minima idea di come sia il tifo americano, non ho il minimo interesse per chi possa vincere. Ma per me, il Super Bowl, rappresenta la massima espressione della sboroneria e dell’Americanità. Non so quanti film ci hanno fatto su questo evento, ma il solo immaginarmi lì dentro, con un kg di popcorn in mano, ad urlare come un pazzo, è un qualcosa che mi fa venire 6 cm. di pelle d’oca.

Chissà se in futuro sarò fortunato a vivere anche solo una di queste avventure. Onestamente non ho il coraggio di chiedere alla dea bendata di regalarmi le possibilità, o di crearmi le condizioni favorevoli al far si che si possa avverare anche uno solo di questi sogni, perchè mi ritengo già abbondantemente fortunato ad aver vissuto in prima fila le esperienze che ho vissuto.  L’importante è non essere chiusi e rassegnati al divano di casa. L’esperienza mi porta a dire che le più belle storie nascono dalla capacità di adattarsi a viaggi estenuanti, in orari proibitivi, con condizioni climatiche non sempre favorevoli ed enormi sacrifici. Un week end a Londra per assistere ad una partita può, per esempio, valere il sacrificio di una settimana al mare in estate. Essere un ragazzo disposto a questi sacrifici è già una grande fortuna. Non chiedo altro.

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