San Nicola uno di noi (è maturooooooo)

Era tutto nato così velocemente, un secondo di follia, e la trasferta di Bari già un mese fa era stata calendarizzata. Ora mettetevi comodi, che ve la racconto nei particolari. Sarà un po’ lunga ma ne vale la pena.

Da quel 16 Novembre altri ragazzi si sono aggiunti. Non tantissimi in realtà, ma quanto basta per essere un buon numero e poter dire la nostra sugli spalti. Macchine e pullmini prenotati da tempo, check in online fatti da giorni, sciarpe e pezze negli zaini già da metà settimana; insomma tutti pronti, nessuno ci poteva fermare. Ecco, questa storia deve praticamente ancora iniziare, che subito ci regala il primo insegnamento di vita: mai, e ribadisco MAI, sentirsi immortali e più forti del Dio “fato”, ovvero di quello che, se si incazza, ti  scatena addosso le sfighe più improbabili. Bene, non più tardi mercoledì sera mi vedo con alcuni compagni di avventura e ci salutiamo con un “tutto a posto, siamo grandissimi, non vedo l’ora”. Arriviamo al Giovedì e inizia a tirare giù una nevicata di quelle che ti lasciano il segno. Va avanti fino a Venerdì quando smette, salvo poi ricominciare di sera. I media raccontano di molti voli cancellati e trasporti nel caos, ma tu devi partire il giorno dopo,  e le previsioni meteo dicono che smetterà e che si trasformerà in pioggia; insomma non rischi nulla. Poco male, si decide di anticipare il ritrovo. Ore 5,45 al casello di Novara Est. E qui inizia l’avventura.

Siamo due macchine, io sono su un C3 carica di zaini e 5 persone totali, di cui 3 over size (me compreso ndRett.). Loro su un’altra utilitaria. La missione è arrivare in tangenziale a Milano dove ci attendeva un’altra auto e raggiungere altri amici che si sarebbero trovati già a Bergamo, Aeroporto Orio al Serio. Tempo stimato con condizioni meteo normali max 40 minuti. Decollo previsto alle ore 8.25 e chiusura gate alle ore 8.05. A questo punto, il secondo insegnamento di vita della giornata si materializza davanti a noi: mai, e ribadisco MAI, dare per scontato che spalino decentemente la neve sulla A4. Scemi noi a pensarlo, in fin dei conti quei circa 50 km che dovevamo percorrere sono solamente uno dei tratti autostradali italiani più trafficati d’Europa, che i cantieri per l’alta velocità prima, e la quarta corsia dopo, hanno trasformato in un’autostrada super moderna. Ecco, un corsia sola libera (a tratti due ma che improvvisamente ritornavano una sola), completamente ghiacciata e abbastanza “sporca” dalla neve notturna. Asfalto drenante che fa solo rumore ma non serve a una mazza, fatto stà che all’altezza di Marcallo, prendiamo la prima imbarcata e la C3 sbanda. Ma per fortuna, lo spirito di Villneuve si siede accanto a noi e riusciamo a mantenere in carreggiata la rossa (perchè la nostra Citroen c3 è rosso Ferrari ndRett.). Viaggio in condizioni assurde, neve, a tratti pioggia, nebbia e gelo. Il pacchetto full optional del meteo della Padania invernale ci stava colpendo. 60 km/h di viaggio, non arrivavamo più.

I nostri compagno già in areoporto iniziano a fare del terrorismo telefonico “oh muovete il culo, c’è casino qui”, ma c’è ancora margine di tempo. Sono le 7,30 circa e arriva il terzo insegnamento divino: mai, e ribadisco MAI fidarsi dell’aeroporto di Bergamo. Tutte le (poche) volte che ci son stato, non ho mai trovato praticamente nessuno. Sabato mattina c’era il mondo. Non si trovava un parcheggio libero e si faceva fatica pure a cercarlo, visto che, nonostante il costo, nessuno aveva spalato neve o messo sale. Le macchine erano una sopra l’altra, e alla fine, con una manovra ad alto rischio, lasciamo la C3 a qualche km di distanza dall’ingresso. Iniziamo a correre, manca pochissimo, scivoli correndo, cadi, ti rialzi e prosegui. Finalmente il cartello “Partenze” è visibile. Entri e subito realizzi di essere difronte al quarto insegnamento di vita: mai, e ribadisco MAI, dimenticarsi di essere in Italia. Vi era in corso uno sciopero del personale di sicurezza, e le procedure di controllo erano lentissime tanto da causare un serpentone unico di coda lunga diverse centinaia di metri. “Non ce la faremo mai, perdiamo il volo”. E qui esce fuori l’orgoglio della gente da stadio. Perchè la gente da stadio è l’ultima a mollare. Il solo modo per passare in tempo e salire su quel cazzo di volo, era quello di saltare la fila, o quantomeno accorciarla. Vediamo in coda avanzata due novaresi, tiriamo fuori anche noi le nostre sciarpe, corriamo davanti a loro, e da buoni italiani di merda quali siamo, ci mettiamo davanti a loro ringraziandoli per “averci tenuto il posto”. Lo so, non sono cose che si fanno e non c’è da vantarsi per averlo fatto. Ma era questione di vita o di morte. Passano i minuti, il gate doveva già essere chiuso eppure lo tengono ancora aperto. Quel cazzo di metal detector quando passo io non smette di suonare, devo togliere anche la felpa e le scarpe e stessa sorte ad un paio di amici. Passiamo, corro giubbotto in mano, scarpe in mano verso il gate. Arriviamo alle 8,20 all’ingresso del gate con volo in partenza alle 8,25 ma fortunatamente un po’ in ritardo. Siamo gli ultimi, ma saliamo sull’ultimo pullmino. Entriamo sull’aereo, e appena mettiamo i piedi dentro, sarà perchè siamo brutti, sarà perchè siamo in condizioni pietose dal viaggio, sarà perchè siamo tifosi cattivissimi, fattostà che una Signora seduta al primo posto inizia a stare male e a vomitare l’anima davanti a noi. “partiamo malissimo, va tutto male” dice Gualt. L’aereo non parte, chiamano un medico. Tutto quel casino e poi abbiamo dovuto aspettare mezz’ora seduti a non far nulla. Si decolla, mi addormento.

Siamo a Bari. 15-16 gradi, un po’ uggioso. Per loro è tempo da lupi, noi quasi in giro in maglietta. Saliamo sui pullmini e si va verso il porto, dove Raffaele Rubino, capitano del Novara, ci aveva prenotato un tavolo al ristorante “il gambero”, dalle parti del porto di Bari. Quando sembra tutto in discesa, arriva il quinto insegnamento di vita della giornata: mai, e ribadisco MAI dare per scontato che in una località di mare ci possa essere un solo ristorante chiamato “il gambero”. Tra ristoranti, osterie, gamberi normali e rossi, a Bari ci sono ben 3 locali al porto che coincidevano con quanto ci aveva raccontato Rubino. “Che cazzo facciamo adesso?” A volte la risposta più stupida è anche quella corretta. Entra uno dei nostri e chiede “mi scusi, è qui che Raffaele Rubino ha prenotato per 20?”. “Certo, ben arrivati”. La svolta. Il culo è tornato dalle nostre parti. Ci danno da mangiare l’impossibile ad un prezzo ragionevole, ma il tutto con una qualità che su in Padania da noi ti scordi. Il pesce è appena pescato, il basilico sa di basilico, le olive sanno di olive, i mandarini sanno di mandarino e il limoncello, beh…non è trasparente come i limoncelli che comperi al supermercato. Divino. E’ ora di arrivare allo stadio. San Nicola stiamo arrivando.

Non ci ero mai stato in quello che, visto alla tele, mi è sempre sembrato uno degli stadi più belli d’Italia. Da dentro infatti l’impressione è confermata, seppur si nota un drammatico decadimento. Lo vedi, e capisci che stiamo parlando della solita cattedrale nel deserto, il cui Comune non ci mette un soldo e probabilmente mai ce lo metterà. Accetto scommesse sul fatto che, a meno che il Bari tornerà stabilmente in serie A, questo stadio anno dopo anno perderà i pezzi. Pure la tifoserie barese, che ricordo come calda, colorata e numerosa, è ridotta ai minimi termini. La crisi, le contestazioni a Matarrese, il tempo (per loro) da lupi, e una squadra da metà classifica con una recente scommessopoli che ha seriamente crepato l’immagine del Club, ha allontanato tutti dallo stadio. Lo scenario a 20 minuti dall’inizio è inquietante. Sembrava una partita a porte chiuse.

Poi c’è la partita, primo tempo bruttino dove alla fine il Novara inizia un po’ a soffrire. Ne abbiamo viste tante di partite così, smetti di giocare e alla fine ti inculano. Ma a inizio ripresa hai una punizione dal limite. Gualt inizia ad impazzire a ad urlare “San Nicola uno di noi, San Nicola facci la grazia, San Nicola uno di noi”... Gavino, un idraulico ben piazzato col collo incassato stile Tyson, inizia ad urlare “è maturooooooooooo”. Buzzegoli prende la rincorsa, calcia la punizione e il pallone si insacca. Tripudio. Passano pochi minuti, azione di contropiede, guardo Gualt che, da dopo il goal, non aveva smesso di recitare il suo rosario in favore di San Nicola “San Nicola uno di noi, San Nicola facci la grazia, San Nicola uno di noi”. Guardo Gavino e gli chiedo “è maturo?” e lui tutto di diaframma:“è maturooooooooooo”. 0-2. Subiamo poi il goal, ma ieri eravamo più cazzuti di tutti, e alla fine termina 1-3 per il Novara.

Arriviamo in aeroporto e, dopo una decina di minuti, arriva la squadra. Quello che penso dei calciatori lo sapete, ma mi considero uno onesto. Per cui se il giocatore merita di essere applaudito, va applaudito. E quindi stringo mani, abbraccio calciatori, accarezzo difensori, do il cinque agli attaccanti. Tutti felici. Loro partono, noi dobbiamo attendere ancora qualche ora, perchè a noi le vie di mezzo ci fanno schifo. O arriviamo in aeroporto saltando al volo sull’aereo, oppure ci arriviamo 4 ore prima. Mentre si passeggia tra un negozio e l’altro, il Barba richiama la mia attenzione su due Signori in giacca e cravatta che attendevano un volo. “ma uno dei due è l’arbitro” mi dice. Ci giriamo in giro un po’, ma troppo forte è la curiosità e andiamo a chiedere conferme. Proprio in quel momento, arriva il sesto insegnamento divino della giornata: mai, e ribadisco MAI, dare per scontato che un arbitro sia stronzo. E’ sicuramente cornuto, ma stronzo no. Dopo averci chiarito di non poter dare spiegazioni sulle scelte arbitrali della partita, il ragazzo si ferma una ventina di minuti a parlare con noi, e a filosofeggiare sulla difficoltà di vedere un fuorigioco e sul concetto di sensibilità e percezione soggettiva di un arbitro. Certo, non sono ipocrita, anche il Sig. Tommasi sapeva benissimo che ieri non avrebbe rischiato nulla con noi, visto che non aveva “arrecato danno al Novara”, tuttavia gli riconosco grande professionalità e simpatia, nonchè interesse su di noi tifosi e sulle nostre difficoltà per le trasferte. Una piacevole chiacchierata, sicuramente non dovuta, ma certamente innoqua. Sono certo che se il mondo arbitrale si aprisse un pochino di più, migliorerebbe.

Siamo esausti. Alle 23,30 atterriamo a Bergamo. la C3 è sommersa di ghiaccio, ma le strade sono più pulite. Sono a casa, stanco morto, ma con un sorriso che si è addormentato insieme a me pensabdo a tutti quelli che ridevano quando gli raccontavo che “saremmo andati a Bari”. Un’altra bella vittoria del Rett, a prescindere dal risultato. Emozioni come queste valgono dieci anni di vita gettata sul divano.

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Questo è il calcio che le tv, i prezzi assurdi, le assurde limitazioni e problematiche per acquistare biglietti, stanno facendo diventare. In questo momento mancavano 20 minuti all’inizio della partita.