Riflessioni di un tifoso militante senza argomentazioni.

Non ho mai difeso la violenza fine a se stessa, ma non ho nemmeno mai assunto una posizione ipocrita di cieca condanna ad una scazzottata tra tifosi. Siamo ben lontani dal mondo perfetto, e quindi imperfezioni e follie sono all’ordine del giorno e vanno quindi prima accettate e gestite, e solo dopo combattute. Tradotto in concretezza, sto solamente dicendo che chi è un militante dello stadio, e frequenta lo stadio abitualmente in casa e trasferta con un suo gruppo, può capitare che si trovi a contatto con una tifoseria avversaria, e che ne venga fuori se non una rissa, un momento di tensione. Fa parte del gioco. Se ci pensate è un po’ come girare per Bari vecchia con tre cellulari e un rolex in vista. Dovrebbe essere la normalità poterlo fare, ma ci sta anche che si torni a casa derubati, e se ci si indigna e scandalizza, è solo perchè si vive sulla luna.

Non mi sono per niente piaciuti gli scontri di Roma, perchè non sono stati scontri tra gruppi di tifosi. Non centra la difesa di una pezza piuttosto che di una sciarpa, non centra nemmeno una birra di troppo e neanche una rivalità sentita storica. Sono scontri nati da rivalità politiche, che col calcio non centrano nulla, ma che hanno sfruttato il calcio per potersi alimentare e succedere. E ancora una volta paga la credibilità del tifoso. E’ il mondo generalizzato del tifo che ne esce sconfitto. Perchè l’opinione radicata della massa benpensante e dal cervello lobotomizzato, quella secondo cui gli ultras sono tutte persone criminali, seminaziste, fancazziste e da rinchiudere, ne esce rafforzata. Aumenteranno quindi nuovamente gli inasprimenti delle normative e dei controlli, sarà più pericoloso per un italiano andarsene a vedere una partita a Londra  e ci sarà qualche politico moralizzatore del cazzo che dirà “è uno schifo, è una vergogna, dovrebbero chiudere tutti gli stadi” ma poi passerà la serata in una suite 5 stelle con qualche escort pagata dai contribuenti.

Una cosa che davvero non sopporto è quella di pagare per colpe non mie. E riconoscendomi nella figura del tifoso che sicuramente non andrà a cercarsele mai per primo, ma che potrebbe trovarsi in mezzo (è già successo e succederà) a un po’ di movimento, e quindi si vede sbattuto in prima pagina e bollato come un criminale fancazzista, beh, mi girano i coglioni.

Si vede che è la settimana giusta per i giramenti di coglioni. Ieri sera mi tocca pure sentire il Brunetta dire a Vendola che lui, a differenza dell’altro, si “eccita normalmente”, scatenando così le comprensibili ire del popolo degli anti omofobi. La sciocchezza di Brunetta nell’usare quelle parole è esattamente la stessa identica coglionaggine di chi si infiltra nelle frange di tifosi con altri scopi. Inutile perdere tempo a difendere il concetto di “mentalità” se poi, alla prima occasione, la mia credibilità di tifoso militante va a puttane, così come è inutile, per esempio, difendere legittimamente il concetto di famiglia naturale o di priorità di lavoro e di case agli italiani, se poi qualcuno con un atteggiamento idiota ti mette sullo stesso livello di chi non può avere rispetto e credibilità.

Ci sono tifoserie che odio, altre che apprezzo e tantissime altre che mi sono indifferenti. Ma la mia rivalità con una tifoseria ha sempre motivazioni che vanno oltre ad una ics su una scheda elettorale, così come per le simpatie. Capisco i media inglesi che sparano su Roma e sull’Italia in generale. Li capisco eccome. Sono stato diverse volte in Inghilterra a vedere le partite e, da italiano, non ho mai avuto l’impressione che mi fossero contro in quanto italiano, ma solamente perchè tifoso dei loro avversari del momento.

Avrei voluto spendere un articolo contro la solita ipocrisia dei benpensanti, a difesa di una “sana scazzottata” tra tifosi. Purtroppo, oggi posso solo abbassare la testa e tacere.