L’esorcismo di Emily Rose

Oggi giocavano gli Orange. In trasferta. Che poi il concetto di trasferta è abbastanza relativo, visto che il campo in cui si giocava era poco piu di due km in linea d’aria da quello abituale, però sempre di una trasferta parliamo. Vedete, ogni tanto penso che ho girato l’Europa e l’Italia per vedere partite, in ognuna delle quali mi sono piu o meno incazzato ed imparato tante cose, e penso pure di poter dire di aver visto cose che voi umani non praticanti dello stadio nemmeno vi immaginate possano esistere. Ma c’è una cosa che mi mancava nel mio palmares e che ho visto oggi proprio dietro a casa mia: il tentato pestaggio all’arbitro.

Non ero onestamente pronto. Sei li, insieme ai soliti dieci pazzi su un gradone in cemento armato, e stai pure vincendo. Poi succede che partono un paio di vaffanculo di troppo, e il giovane arbitro parte coi cartellini in serie. Insomma dopo venti minuti circa i blue sono già in nove. Intendiamoci, nella mia vita ho visto ammonire per molto meno, però c’è anche da capire che non si sta parlando di Champions League, e insomma, nel campionato degli orange qualche porconata di troppo viene anche detta e tollerata. Vabbè, a un certo punto, per un fallo di gioco o per una protesta ora non ricordo, il giovane arbitro estrae un altro cartellino ai blue. Il tipo, in evidente stato di confusione psichica e mentale, inizia a fare un faccia a faccia con l’arbitro, gli prende le mani, lo spintona e poi inizia a rincorrerlo. I suoi compagni si fiondano su di lui per frenarlo, ma il ragazzo sembrava impossessato dallo stesso demone che aveva fatto visita a Emily Rose e non lo si tiene. Ti informi su chi potesse essere quel giovane alterato attaccante, e ti dicono che era un tipo a posto. Insomma, a parte avere alle spalle una squalifica di 5 anni per aver menato un altro arbitro (poi ridotta a soli tre dopo richiesta di grazia ndRett.) e che quella partita nemmeno poteva giocarla visto che era reduce da due turni di squalifica di cui uno solo scontato, sembrava essere un tipo a posto. Perchè poi, altro fatto interessante, è che nel campionato degli orange non è che al mercoledì i siti internet ti scrivono i nomi degli squalificati, per cui uno può anche fottersene sperando che gli altri non se ne accorgano.

Finisce il primo tempo, inizia il secondo. O meglio, sarebbe dovuto iniziare. Peccato che l’arbitro, in evidentemente timore di pericolo di vita, chiede l’allontanamento forzato dallo stadio di quello che stava per menarlo, in alternativa l’intervento dei Carabinieri, altrimenti l’incontro non sarebbe ripreso. Attimi di smarrimento tra i giocatori, ma alla fine il buon senso vince e la partita riprende. Sembra filare tutto liscio quando un giovanotto di colore degli orange, a fronte di un fallo normale di gioco, viene impossessato anch’egli dal demone, e fatto stà che inizia a randellare violentemente il blue a terra con una serie di scarpate ben piazzate. Rosso diretto. La partita può terminare sul risultato di tre espulsi a uno, più cinque goal a uno degli orange che si assestano in zona Europa League.

Ora, che gli orange mi ispirassero, credo vi fosse già noto. Non mi era, invece, ancora per niente noto che gli orange potessero regalarmi soddisfazioni come quelle di oggi. In questa partita ho visto realizzato il sacrosanto diritto di poter dare del cornuto all’arbitro  da parte dei tifosi, perchè il pubblico delle partite degli orange può sfogarsi tranquillamente augurando  ogni male possibile all’arbitro senza timori di multe. Ho visto inoltre riconosciuto il diritto di un giocatore frustrato di prendere a calci nel culo un arbitro ritenuto non all’altezza, e il diritto di un giocatore di menare liberamente un suo avversario. Insomma fantastico. Per essere stato il paradiso mi si sarebbe dovuta creare la situazione in cui avrei potuto gettare giù dallo stadio un tifoso locale, ma quando la temperatura stava scaldandosi anche sui gradoni, Pato sbagliava il rigore, e quindi l’orgasmo era completo. Emily Rose è stata esorcizzata ed ora sta bene. In campo ci si da la mano e tutti amici si ritorna a casa.

Morale della storia. Se ieri a Modena, in veste ovviamente di tifoso e non di giocatore, ma il senso rimane quello, mi fosse stato concesso di fare almeno una delle tre cose che ho elencato, non sarei arrivato a casa depresso, mortificato, incazzato e indemoniato come invece è successo. Se oggi si fosse giocata una normale partita di calcio tra undici giocatori orange contro undici giocatori blue, probabilmente il mio stato demoniaco per ieri non sarebbe minimamente cambiato. Invece il perbenismo, lo spirito Decubertiniano, la fratellanza, e i concetti di sana competitività sono andati a fare in culo in 90 minuti. E sono tornato a casa felice, vivo e vincente.

Chiamate un esorcista, ne ho evidentemente bisogno.

Primo piano del blue espulso