Tag

Il K

Sono passati dieci mesi dal mio saluto all’Attilio, saluto trasformatosi poi presto in un bentornato, e gli eventi di ieri mi impongono di scrivere nuovamente qualcosa. In realtà, non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto scritto a Gennaio, nel senso che il dispiacere nel dover salutare la persona Attilio Tesser non è assolutamente diminuita, anzi se possibile aumentata. Ma non posso non notare come ci siano, in me e nella gente, ben poche analogie con quel freddo 30 Gennaio 2012 che aveva portato una buona fetta di novaresi a dare un ultima pacca sulla spalla “al K” sotto la sua casa, e li ha resi tutti un po’più spaventati per aver perso un riferimento.

Sono cambiato in primis io. Quell’articolo terminava con una promessa di innamorarmi solo della maglia. E ci sono riuscito. E’ un problema mio, lo so, e sono conscio di essere diventata una persona estremamente cinica, ma il livello di considerazione e stima che provo per i giocatori di calcio e per gli esponenti del calcio in generale, sta rasentando lo zero, e lo scommessopoli di questa estate, contraddizioni di un processo farsa a parte, mi rafforzano il concetto. Per me esiste solo la maglia. La storia di Attilio prima o poi sarebbe dovuta finire, la storia del Novara no, che Sabato sarà ancora lì a lottare con un nuovo allenatore che, a differenza di Mondonico, sa cosa sia il Novara calcio.

E’ cambiata la mia percezione sul Novara e sui Novaresi in generale. Quel 30 Gennaio 2012 ho visto piangere tanti novaresi. Perchè l’Attilio era ormai un novarese. Peccato che tante di quelle persone sotto casa sua quella sera, appena l’avversario non si è più chiamato Milan o Inter, ma Grosseto o Cittadella, siano sparite. Non le vedi più. Sembravano i primi tifosi, lo zoccolo duro di una tifoseria sempre e comunque in festa e vociante, ma adesso pare siano stati rapiti da qualche navicella aliena. Non ho evidenze di nuove scene toccanti sotto la casa di Tesser, e forse è giusto così. L’Attilio non meritava le pacche e le lacrime evidentemente false della massa. Si merita, e sono certo lo sappia anche lui, l’affetto di quelli che davvero lo hanno capito, prima come uomo (inattaccabile) e solo dopo come allenatore (tutti sbagliano, anche Mourinho può essere criticato figuriamoci Tesser). Quelle persone stanno ancora soffrendo, sono ancora più grate a Tesser, ma, da veri novaresi, tacciono. E queste hanno tutta la mia stima, a differenza dei falsi tifosi che si sono messi in mostra nove mesi.

E’ cambiato il Novara Calcio. Questa estate, tra cessioni ed arrivi, sono stati fatti oltre 40 movimenti. Se prima avevamo una squadra di uomini, in buon numero inadatti alla serie A ma comunque uomini, ora abbiamo un’accozzaglia di giocatori senza apparente nesso logico. Alcuni anche capaci a giocare a calcio, non discuto, altri estremamente professionisti ed impeccabili nell’arte del parcheggiare i suv in doppia fila, e portare le famiglie nei ristoranti alla sera. Il 30 Gennaio 2012, forse tranne un paio di giocatori, tutti si sentivano smarriti e tristi. Oggi probabilmente staranno solo pesando a farsi notare di più dal nuovo allenatore e a cosa mangiare Sabato sera. Eravamo una storia, ora siamo una Società di calcio. E la cosa fondamentale è che, in questo calcio moderno, chi stona non sono quei calciatori da aperitivo serale, ma è proprio l’Attilio, che dall’esperienza dell’esonero probabilmente non ha imparato che un allenatore deve saper tirare “tre sberle al figlio scemo”.

In pochi sono stati realmente sorpresi per l’esonero. Chi ha visto le ultime partite, soprattutto quella di Ascoli, non può essere caduto dal pero. Il K non aveva più in mano la squadra, prima dal punto di vista psicologico che da quello tecnico. Oggettivamente la Società ha avuto più argomentazioni ora che a Gennaio, quando più che motivazioni da cercare per esonerarlo avrebbe dovuto fustigarsi per l’assurda campagna acquisti estiva che di fatto l’ha retrocessa prima di iniziare l’avventura in A. Nemmeno Tesser è caduto dal pero. Il rapporto con la Società si era rotto da tempo. Era solo questione di tempo.

Con Tesser ci ho mangiato, ci ho scherzato, gli ho stretto le mani tante volte, l’ho incitato un milione di volte e lui si è sempre girato a salutarmi. E così faceva con tutti. E come tutte le cose hanno un inizio e una fine. Sono cinico, maledettamente cinico e poco propenso ai falsi affetti da mettermi a piangere o da incazzarmi. Tutte le differenze con quel 30 Gennaio 2012 mi impongono di essere cinico e freddo. Sono già proiettato a Sabato, quando c’è da vincere e basta. Tanto la storia e la favola di Tesser e del suo Novara Calcio, non la potrà cancellare mai più nessuno.