Piove piove la gatta non si muove

Vedere una partita di calcio sotto l’acqua trovo sia particolarmente romantico. E’ da questi particolari che si misura la vera fede e passione, perchè quando il cielo è stellato o ci sono 20 gradi è facile stare sugli spalti. Per cui è pure bello mettersi su la tela cerata o il “K-way” e soffrire coi ragazzi. Appunto, quando piove. Il problema è quando sei allo stadio e arriva un uragano come Giovedì scorso. “Ma San Siro è coperto” (il fenomeno di turno che mi ricorda questo particolare che non avevo mai notato lo trovo sempre, state tranquilli nd Rett.) mi fanno notare subito. Certo, peccato che il teletrasporto esiste solo nei film di Star Trek, e allo stadio ci devi anche arrivare, e il parcheggio non è esattamente attaccato al tornello, ma che te lo dico a fare. Ecco, succede che vedi un cielo limpido, vedi in direzione Novara un sole in versione palla rossa enorme tramontare. Eppure qualcuno lassù confonde Milano con qualche isola tropicale e decide che, pur mantenendo questo scenario da cartolina, deve farti arrivare un uragano. Tu sei lì, come un pirla, a pensare che dopo qualche minuto vedrai il Vaslui, formazione del Conte Dracula, e nel mentre stai annegando. Hai un ombrellino che esplode, un giubbino che non tiene l’acqua e un piazzale completamente allagato. Sono questi i momenti in cui uno ragiona sul senso della propria esistenza, e sicuramente non trova risposta.

Poi arrivi al Sabato. Pensi che “ormai hai dato” eppure i siti meteo non ti lasciano ancora scampo. Sabato pomeriggio pioverà. Vabbè, mi copro, ho il giubbino nuovo preso proprio per quando piove, lo inauguro subito, figata. Odio comprare le cose e non mettermele, per cui vai allo stadio felice. Inizia la partita, qualche goccia, non serve neanche il cappello. All’intervallo ti riscaldi con un caffè che ti offre il tuo socio, pisciatina veloce e via che si ritorna su. Nel settore Rettilineo Tribuna. Uno scenario veramente romantico e bello, magari umido, ma oggettivamente bello. Pensi all’uragano di Giovedì, e mentre tra te e te dici “Giovedì era troppo, oggi andiamo che è una meravigla”, sempre il nostro sconosciuto amico lassù si dimentica di trovarsi a Novara ma probabilmente pensa di trovarsi su qualche isola dell’Oceano Indiano. E che fa? Ti manda un tifone. 20 minuti di panico, non si riusciva a tenere gli occhi aperti dall’acqua e vento che arrivava. Molti scappano, i giocatori fingono di continuare a giocare a calcio ma in realtà nuotano, qualche ombrellino finisce in campo, altri esplodono, e i giubbotti non tengono. Avete presente uno che si tuffa in piscina? Ecco, quello è più asciutto.

Morale della favola? Primo. Diffidate dai pirla come me che vi dicono “è una figata stare allo stadio quando piove”. Sono tutte cazzate. Beccare l’acqua in quantitativi industriali quando sei in giro è una rottura di palle inenarrabile. Secondo. Diffidate da quelli che dicono “piove troppo, sto a casa”. Se non è dettato da evidenti problemi di salute, allora è frutto del virus del mezzoseghismo che ormai si è impossessato della loro mente. Il fatto di essere giovani o anziani è regolato solamente dall’età. Ma poi esiste anche la differenziazione tra l’essere giovane e vecchio. Ecco, chi si perde esperienze come queste “perchè piove troppo, sto a casa”, è vecchio. E vecchi lo si può essere anche a 20 anni.