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Diario di bordo: 21 Maggio 2012

Nel primo week end senza calcio vissuto in prima persona, ma comunque pieno di calcio visto in televisione, ho realizzato di avere concretamente paura di qualcosa. Mi fa paura il terremoto. Sabato notte, pur vivendo ad oltre 300 km dall’epicentro, l’ho percepito bene bene. Il letto ha ballato, le finestre hanno scricchiolato, il tutto in un contesto di assordante silenzio. Dieci minuti dopo ho avvertito un’altra scossa e poco dopo la terza. Ieri pomeriggio, ero disteso nel letto a vedermi Virtus Lanciano Siracusa (!) e il letto ha tremato ancora. Questa esperienza, unita ad altre due scosse avvertite due o tre mesi fa a Milano al lavoro, e condivisa telefonicamente con una collega a Mantova che l’ha avvertita circa 15 secondi prima di me, mi ha un po’ segnato il week end.

Sicuramente la paura non può nascere da un qualcosa di vissuto sulla propria pelle ma dalle immagini in tv di quelli che davvero l’hanno subito seriamente, però è davvero brutto perchè ti accorgi di cosa sta succedendo. Insomma, non è che ti sparano in bocca o salti in aria che nemmeno te ne accorgi. Capisci cosa sta succedendo ed è devastante. Francamente non credo sia così immediato prendere e scappare fuori di casa come in teoria dovresti fare, o quantomeno non lo è per me che tendo a rimanere pietrificato. Ecco si pietrificato è il termine giusto.

Eppure l’Italia è ovviamente andata avanti subito. Una bambina di 16 anni uccisa da una bomba Sabato mattina non ha fermato nessuna manifestazione. Allora ci ha provato il terremoto in Emilia a scuotere le coscienze, ma nemmeno questa tragedia ha fatto si che un qualcosa si fermasse. Nemmeno il Modena, il Sassuolo, la Spal o il Carpi, squadre delle zone colpite dal sisma, si sono fermate. Intendiamoci, come è a mio avviso giusto che sia stato. Peccato che un mese fa, tutta la popolazione italiana si fosse unita nell’ipocrita coro di quelli che volevano il tutto fermo, tutto bloccato. Per pensare, riflettere, partecipare al dolore della famiglia. Bisognava fermarsi, perchè non si poteva morire giocando a calcio, e non si poteva giocare dopo. Bene, caro popolo Italiano, hai riflettuto bene quel week end? Che lezione hai imparato da quelle 18 ore di meditazione? Hai imparato che una bomba che uccide una ragazzina (e ne rovina un altro paio), e un terremoto che uccide diverse persone, unito ad un omicidio  di un tifoso a Pescara quindici giorni prima provocano solo morti di serie B. Perchè solo la morte di un giocatore è considerata degna di fermare il Paese.

Allora, sono senza valori io che avrei giocato per Morosini, o siete ipocriti voi?