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Da dove iniziamo? Io partirei dallo spiegare, a mio avviso, cosa sia l’Inter oggi, perché se non si ha ben chiaro quale sia il nostro punto di partenza, non si possono capire completamente le ragioni di questo disastro.  L’Inter è un mix di tre componenti ben definiti. Il primo componente è quello dell’approssimazione. E’ forse il solo alibi  che si può concedere, ma è anche un dato di fatto oggettivo perché la squadra costruita per stare in campo era un’altra. In quella squadra ci sono gli Snejider che illuminano, ci sono i Forlan che segnano o comunque si rendono pericolosi, ci sono i Maicon sulla fascia e i Lucio al centro della difesa, tanto per parlare di gente da Inter, o al limite il Coutinho dietro alle punte.  Se sei costretto a regalare sempre questi uomini, puoi solo metterti “a parte civile” ed attendere il giudizio del campo sperando sia benevolo. Il secondo componente è quello dello scoramento diffuso. Questa squadra (o forse dovrei parlare dell’ambiente in generale?) non ci crede più, è arrivata. Non sorridono, non sono cattivi, non sono concentrati. Li vedi in campo terrorizzati e paurosi contro chiunque, completamente incapaci (eccezion fatta per il primo tempo contro la Juve) di cercare di cambiare l’inerzia di una partita o di andare a recuperare un risultato negativo. Mi vien da pensare che oggi, se incontrassimo 4-5 squadre europee top, prenderemmo una delle pettinate più significative della nostra centenaria storia, e solo grazie ad un calendario benevolo in coppa e alla pochezza tecnica delle squadre del nostro campionato, si sia evitata la debacle da libri di storia. Terzo ed ultimo componente è l’inadeguatezza. Fatto salvo i nomi precedentemente citati tra gli assenti e posto che lo scoramento rende più pippe di quello che si è, questa quadra è formata da gente inadeguata. Gli Alvarez non reggono il passo, i Milito e i Chivu sono semplicemente finiti, e l’accozzaglia di giovani di belle speranze in questo momento fanno la differenza solo se impegnati probabilmente nella formazione primavera. In fin dei conti, se quando si è vinto tutto il “giovane di belle speranze” era Balotelli, ed ora sono i Faraoni (meno peggio di tutti), Castagnos, Jonathan, Alvarez e compagnia cantante, questi sono i risultati.

Per prima cosa, secondo me, occorre ancora una volta fare chiarezza con noi stessi. Perché non si può un giorno chiedere a Moratti e Ranieri che si lancino i giovani e un giorno dopo chiedere campioni, solo campioni, fortissimamente campioni. Sono due soluzioni diametralmente opposte e che implicano due modi di porsi completamente differenti. La soluzione dei giovani, che sembra la più gettonata, può prevedere anche anni di sofferenza come quello di quest’anno. Siamo pronti ad accettarlo in serenità senza devastare tutto? La Società Inter è in grado di far capire alla piazza che questa è la sola via obbligata per rimanere, nel medio termine, ancora competitivi? Sarà abile ed onesta ad evitare inutile proclami e a non creare false aspettative nei tifosi che possono solo portare a negatività e contestazioni distruttive? E noi tifosi, accetteremo un paio di anni stile Juve e Milan dell’ultimo decennio di vacche magre, magrissime.

Per poter fare una rivoluzione costruttiva, occorre che tutti quelli che Vi partecipano abbiano ben chiaro l’obiettivo. Ecco, cosa possa essere l’Inter fra un paio di anni e dove possa stare, io non ne ho la ben che minima idea.

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Udinese Novara 3-0

Se contro il Bologna abbiamo capito cosa voglia dire chiamarsi Novara Calcio e interpretare il ruolo di Cenerentola della Serie A, oggi abbiamo capito cosa possa voler dire giocare contro una grande squadra. La partita contro l’Inter (troppo brutta l’Inter e troppo bello il Novara, o uno solo dei due a vostro piacimento) ci aveva probabilmente un po’ sfalsato la realtà delle cose, ed essendone personalmente conscio, attendevo una partita contro una delle formazioni che stanno in alto per vedere cosa avremmo combinato. Il tabellino dice 3 a 0, risultato che non ammette repliche e non lascia spazio a recriminazioni, ma ovviamente così non è. Come dissi nel resoconto di Domenica scorsa, la forza, ma anche il grande limite del Novara è quello di giocare sempre e comunque a calcio. E questo è stato fatto anche oggi. Una grande prima mezz’ora di gioco ci ha illuso che si potesse portare a casa almeno un punto, e poi in sei minuti, alla prima palla goal concessa con un errore cui è seguita una deviazione, fa guadagnare a Di Natale le prime pagine dei giornali e poco dopo, un’improbabile girata di testa da posizione impossibile, cui segue la seconda deviazione della giornata con annessa e connessa una parabola alquanto improbabile, chiudono di fatto il match. Il resto è accademia dell’Udinese, compreso una perla di Totò su punizione e qualche puntatina del Novara, oggi desolatamente troppo sfigato per consolarsi col gollettino della bandiera.

Siamo tutti consapevoli del fatto che non fosse Udine la partita del Novara, quella in cui possa grattare qualche punticino per salvarsi, e siamo altresì consapevoli che oggi in Friuli la stragrande maggioranza delle squadre europee avrebbe probabilmente perso (tre giorni fa qui le ha prese l’Atletico Madrid tanto per dire). Però vedi queste partite e rimani amareggiato. Perché ti da l’impressione che il Novara ci sia, ma una volta vuoi per un errore tuo, una per sfiga, un’altra per l’arbitro, oppure vuoi perché semplicemente gli altri son più forti, tu non ce la possa fare. Sarà durissima tutto il campionato, forse quest’anno davvero serve un miracolo sportivo, perché le due precedenti promozioni non sono arrivate per grazia divina come alcuni (soprattutto l’ultima) sostengono siano state, ma per programmazione e forza reale della squadra. Qui invece ti sembra di giocare ad armi impari, perché sembrano tutti giganti, forti, belli. E non puoi nemmeno rifugiarti in un bel coro tipo “tirate fuori i coglioni”, perché quelli del Novara escono dal campo stravolti e coi “coglioni in mano”. Adesso arrivano in tre giorni Siena e Lecce. Tra una settimana sapremo inevitabilmente molto di più del nostro futuro. Con almeno 4 punti probabilmente a Novara si parlerà già di salvezza raggiunta, con 3 ci sarà speranza, con 1 oppure 0 punti qualcuno inizierà inevitabilmente a scendere dal carro dei vincitori. I tifosi sono fatti così.

Vivo questa serie A come un grandissimo regalo che il destino mi ha fatto, che ha fatto ad una città intera. Non voglio perderla questa categoria. Però mi sembra tutto così precario, tutto traballante, tutto pericoloso ma tutto dannatamente eccitante e bello. Ecco sì, è tutto così bello. E’ bello potersi incazzare perché tutti i telegiornali parlano di “grande Udinese”, ma poi alzare le spalle perché realizzi che in fin dei conti, il fatto che pontifichino così tanto i giocatori di Guidolin, sta a significare che il tuo mondo non è così traballante come ti sembra. Gli altri sono stati semplicemente più forti di te, e quindi avrai anche perso, ma il tuo percorso non cambia. Il tuo obiettivo non cambia, la tua strada non è più ripida di prima. Se ci pensate bene, è tutto come prima di giocare. E tutto questo, è bellissimo.

 


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Udinese Inter 3-1 (asfalto e catrame)

Mah, per chi ha poca memoria o mi legge da poco gli consiglio la lettura di un vecchio pezzo che spiega cosa penso dell’Udinese ,e quindi vi renderete conto di come la speranza ed entusiasmo che mi hanno svegliato questa mattina non potessero che trasformarsi inevitabilmente in delusione ed amarezza. Oddio, ad essere sinceri, se penso agli Udinese Inter degli ultimi dieci anni, fatico a non ricordare partite in cui, per lunghi tratti, i Friulani non ce la facciano proprio vedere e risultino imprendibili ai nostri difensori di turno. Però, bene o male, un gollettino in più di loro lo si riusciva sempre a fare. Oggi diciamo che l’Udinese si è vendicata di una serie infinita di incontri passati in cui probabilmente avrebbero meritato di più, decidendo di asfaltarci letteralmente, sia dal punto di vista fisico che in quello squisitamente tecnico. Diciamo pure che oggi ci siamo messi di impegno per agevolarli, ma incontrare questa squadra probabilmente nel momento a loro più favorevole degli ultimi anni era cosa proibitiva per questa Inter.

Prima o poi la nuova Inter Leonardiana doveva perdere, e qualche segnale mercoledì era già stato mandato, per cui archiviamo questa Domenica e guardiamo avanti. Questa squadra è piena di campioni e lo sappiamo, altri sono in infermeria e lo sappiamo anche questo, e che qualche correttivo nel mercato debba essere fatto si è reso ancora una volta evidente. Ma onestamente sembra di predicare nel deserto per cui passo e chiudo. Inutile parlare se qualcuno non vuole sentire, e in particolar modo ora che mi sento sommerso da almeno 3 metri di asfalto e catrame, non potrei farmi sentire.

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Inter Udinese 2-1

Dopo il benaugurante pareggio alla prima giornata, la cabala è rispettata con una vittoria risicata sull’Udinese condita da tantissima sofferenza, esattamente come gli scorsi anni. Se la mettiamo sulla scaramanzia c’è indubbiamente da essere soddisfatti, se invece si decide di rimanere sul piano della prestazione ecco che qualche (e sono bravo) motivo per essere preoccupati c’è eccome. Sicuramente questa Inter non è ancora quella che vedremo a regime, perchè è priva di elementi come Maicon e Thiago Motta cui, con questo gioco, passeranno molti palloni. Se il primo viene sostituito dal Capitano che fa quello che può, nel senso che come sempre quello che fa lo fa bene, ma non si può pretendere che asfalti la fascia, punti in porta o vada a crossare sul fondo 90 minuti, il secondo viene sostituito da Mariga. A me questo ragazzo sta simpatico, e se devo dirla tutta ancora oggi scommetterei su di lui perchè mi da l’idea che a livello di testa sia già Campione, ovvero lo vedi che cerca giocate non “ad minchiam” ma ragionate e dettate da una grande visione di gioco e sicurezza. Il problema (non di poco conto) è che i piedi ancora non gli permettono di fare quello che la testa ordina loro, e quindi nell’arco di 90 minuti, soprattutto se la partita prende un andazzo non semplice, ci fa assistere ad una serie di banali errori che possono costare cari. Ma qui c’è tempo e modo per lavorarci sopra.

Lo stesso tempo serve ancora a Milito, che invece i piedi rispondono al suo cervello, ma che probabilmente il fiato corto e il contrappasso da una stagione in cui tutto gli è riuscito bene lo stanno penalizzando. Ieri ha di fatto toccato un pallone solo e il suo tiro è stato parato da un autentico capolavoro del portiere friulano. Uno di quei tiri che quando vedi partire sai già che è goal salvo miracolo. A tutti ieri allo stadio è venuto facile banalizzare dicendo “lo scorso anno gli sarebbe entrata”, e probabilmente è così. Può darsi che debba solo sbloccarsi. La faccia onestamente è cupa, come se sentisse su di se un peso che lo scorso anno non sentiva forse perchè lo scorso anno aveva meno pressioni. Però Eto’o quelle pressioni le ha avute da subito lo scorso anno, ma è riuscito ugualmente a fare una grande stagione seppur con meno goal del previsto; è proprio questa probabilmente la differenza da un grande giocatore e un Campione: riuscire a gestire i momenti difficili mantenendo costanti le prestazioni. Ma il Milito visto lo scorso anno non può solo essere un grande giocatore per cui aspettiamolo fiduciosi. I goal arriveranno.

Per il resto non so dare un giudizio. La difesa parrebbe più alta ma di differenze enormi non ne percepisco visto che nel corso di 90 minuti abbiamo dimostrato anche lo scorso anno di essere contemporaneamente impenetrabili, goleador e capaci di cappellate allucinanti. Per cui non è uno svarione che mi faccia preoccupare. Insomma un cross in mezzo, qualcuno dei nostri che dorme e uno che di testa la mette è un classico che spesso va in scena sui nostri schermi. Nulla di nuovo. Quello invece che noto è la scarsa reattività e convinzione nei momenti difficili. Lo scorso anno se la partita si metteva male, emergeva sempre e comunque la grinta e la convinzione. Ora non ho onestamente questa impressione. I primi 30 minuti grande Inter, grandi giocate e grande intensità. Preso il goal è scesa la paura. Magari è solo la condizione precaria ma magari c’è altro.

Mi prendo questi tre punti, che alla luce dei risultati su altri campi pesano già il doppio, e aspettiamo la prossima prova. Siamo ancora un cantiere o meglio un laboratorio di idee che ancora rimangono a mezza strada tra il cervello e i piedi. Insomma oggi possono sembrare idee e giocate del cazzo, domani sarà (spero) tanta roba.

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Udinese Inter 2-3

Quattro parole al vento:

- siamo riusciti a spezzare l’incantesimo dei pareggi in campionato; 3 di fila ci hanno fatto perdere un po’ di vantaggio e in un modo o nell’altro bisognava tornare alla vittoria. Autoritari e forti nel primo tempo, piegati e un po’ fortunati alla ripresa contro una di quelle squadre che storicamente ci fa penare non poco e poi regolarmente perde punti ovunque e contro chiunque. Il prossimo turno ci sarà lo scontro diretto Roma Milan che ci può regalare non poche soddisfazioni a patto di non regalare piu punti in casa

- Mario come ogni anno sta rendendo al meglio nella seconda metà di Campionato. Ma l’impressione è che stia diventando sempre piu forte e incisivo. Probabilmente ci vorrà ancora qualche anno, decine di ammonizioni e centinaia di capricci, ma visto la carenza di attaccanti in Italia, già adesso non sarebbe un delitto portarlo ai Mondiali.

- Maicon ha finalizzato una delle azioni più belle viste quest’anno, ma per il resto il maciste ha nuovamente sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Ammetto di essere prevenuto, ma se mai esistesse ancora un brasiliano che tira indietro la gambina nell’anno dei mondiali e ci potessi scommettere qualche euro sul nome, non avrei dubbi nello scommettere su di lui. Non è un caso che quando si giochi contro squadre piu forti poi alla fine emerga a differenza del 90% delle altre partite dove non ne azzecca una

- con un Lucio così oggi avrei potuto anche io fare il secondo centrale difensivo. Semplicemente immenso nelle chiusure ed autoritario nelle ripartenze. Sta attraversando un periodo di forma eccezzionale. Ecco, perchè se penso al solito luogo comune dei Brasiliani che non rendono nell’anno dei mondiali non mi viene di pensare a lui?

- la nostra delegazione in tribuna era così numerosa che messi uno in fila all’altro tra un po’ da Udine si arrivava a Lignano Pineta. Il che fa aumentare i meriti per aver portato a casa i tre punti ma anche ha “salvato” il Mou da un linciaggio perchè un’occasione così ghiotta da parte di qualche antagonista non so se capiterà ancora. Ricordo che a Catania ad esempio rimase in un box isolato, oggi invece in mezzo alla gente come le persone normali. Meno male che era a Udine, posto dove difficilmente dai fischi si passa alle mani…

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