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Tempo fa vi ho raccontato delle immani rotture di scatole che un’organizzatore di bus di tifosi per andare allo stadio dovesse affrontare. Ora è tempo di feste Natalizie, ed ovviamente lo spirito organizzatore del Rag. Filini non poteva non impossessarsi del mio corpo, obbligandomi ad organizzare la grande festa Natalizia con ospiti i giocatori, musica e ricchi premi e cotillons per tutti. Premetto subito una cosa: la categoria e la squadra di riferimento non centrano nulla. Nella mia vita ho fatto parte dello staff di eventi con ospiti giocatori dell’Inter e lo sto facendo con ospiti giocatori del Novara. Cambia solo il fatto che l’Inter se la tira un po’ di più, o meglio col Novara hai più potere decisionale, ma per il resto le rotture di cazzo, non cambiano.

Bene, carissimi partecipanti, sappiate che l’organizzazione di queste cene parte molto prima di quanto voi possiate immaginare. Alcuni di voi girano ancora in maniche corte o camiciola, che qualche pirla si ritrova già per discutere del cenone di metà Dicembre. Incontri la Società, mostri loro le tue idee, illustri la serata, di solito ci metti dentro un po’ di beneficienza, perchè le Società di calcio hanno tutte la coda di paglia, e quando c’è in mezzo la beneficienza sono sempre più propense a mandare giocatori. Si sceglie il ristorante, si fissa la data. Siccome ci saranno ospiti dei calciatori, devi fissare quelle date sfigate che nessuno vorrebbe mai prendere in considerazione, tipo i Martedì o i Mercoledì. Poco male, ma vai poi a raccontarlo qualche settimana dopo alla gente, ti dirà: “ma io il giorno dopo lavoro, non si può fare Venerdì o Sabato?” (certo, chiediamo alla squadra di non convocare 4 o 5 giocatori per fare la nostra cena, 0k?). Ma questo è ancora niente, perchè il meglio la gente lo tirerà fuori quando esporrai il programma della serata. Nell’ordine infatti ti verrà detto: “ma perchè avete scelto questo ristorante che fa cagare, non è meglio quell’altro?”; “ma come mai alle ore 20, non era meglio fare alle 21?”; “ho visto c’è anche la musica, ma se me lo dicevate prima avevo io un complesso che sarebbe venuto a suonare e che suona meglio.  Possiamo far venire loro?”; “30 euro? ma non vi sembra un po’ caro? Nel 2001 ho fatto una cena in quel ristorante ed è costato la metà, vi hanno trattati male”. Bene, carissimi partecipanti, sappiate che a questo livello, chi organizza vi avrà già augurato una morte lenta e dolorosa. Dovete farvene una ragione. Vi si risponderà con garbo, con apparente attenzione ai particolari vi verranno fornite le risposte che cercate, ma sempre vedervi morti è l’augurio.

Ma il bello è che non ci si ferma a questo livello. Di solito si va oltre. Perchè alla fine si arriva alla domanda che ogni partecipante titubante teme più di qualsiasi altra cosa al mondo: “Ti segno per la cena? Quanti siete?”. Questa apparente e banale domanda, cari i miei partecipanti, in realtà è un primo incredibile esame per dividere la gente in base al grado di affidabilità. L’affidabilità di una persona, non si misura ovviamente sul fatto venga o meno ad una cena. Si misura in base alla capacità di saperti dire di no in faccia. Perchè il problema è che la gente spesso ha paura di deludere. E quindi non ti risponde No subito. Ti dice: “non lo so, penso proprio di si”. Così sposta solo il problema più avanti senza risolverlo. Quello che non capite, cari i miei partecipanti, è che c’è un ristorante interamente prenotato per te, e un organizzatore non può accontentarsi di sapere che due giorni prima dell’evento ci sono 70 persone che pensano di venire. Serve sapere un Si o un No. E’ incredibile come spesso la gente per lavoro sia chiamata a prendere decisioni importanti o a manovrare parecchi soldi, e poi abbia paura ad affrontare una cena sociale. Eppure è così.

Arriva il giorno dell’evento, di solito va tutto bene, tutti si divertono. Ci sarà alla fine una percentuale più o meno del 50-60% dei partecipanti che ti farà i complimenti. Il restante, non è che ti dirà che gli ha fatto schifo la serata (salvo clamorosi episodi particolarmente negativi che ti faranno notare immediatamente). No, avrà due possibilità. La prima è la più classica, ovvero il parlarti alle spalle. Davanti ti dirà che è andato tutto bene, ma ad altri nell’ordine dirà:  ”il risotto era scotto”, “per 30 euro i vini potevano essere migliori”, “faceva freddo/caldo”, “c’era gente di merda”, “abbiamo dovuto attendere troppo tra il primo e il secondo”. La seconda possibilità è quella di ricorrere al must. Un evergreen della critica, la mamma di tutte le critiche e pippe mentali: “questi alla fine hanno tirato su un sacco di soldi, son diventati ricchi”.

Ho sempre sostenuto che per far parte di un Direttivo di Club o Coordinamento di Club, si debba essere animati solo da una grande passione. Ci si debba approcciare al tutto come se fosse “una missione di vita”. Altrimenti è finita. Uno uccide.

Bene. Questo articolo provocherà nei lettori, soprattutto quelli che si sentiranno tirati in causa, due possibili reazioni. La prima, è quella di farsi una risata, pensando che stia parlando di altri. La seconda reazione è quella di offendersi pesantemente. In entrambi i casi, tirerete fuori le palle e mi direte “Mercoledì sera non vengo”.

E’ già un qualcosa.

cenone-vigilia-natale

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Diario di bordo: 21 Maggio 2012

Nel primo week end senza calcio vissuto in prima persona, ma comunque pieno di calcio visto in televisione, ho realizzato di avere concretamente paura di qualcosa. Mi fa paura il terremoto. Sabato notte, pur vivendo ad oltre 300 km dall’epicentro, l’ho percepito bene bene. Il letto ha ballato, le finestre hanno scricchiolato, il tutto in un contesto di assordante silenzio. Dieci minuti dopo ho avvertito un’altra scossa e poco dopo la terza. Ieri pomeriggio, ero disteso nel letto a vedermi Virtus Lanciano Siracusa (!) e il letto ha tremato ancora. Questa esperienza, unita ad altre due scosse avvertite due o tre mesi fa a Milano al lavoro, e condivisa telefonicamente con una collega a Mantova che l’ha avvertita circa 15 secondi prima di me, mi ha un po’ segnato il week end.

Sicuramente la paura non può nascere da un qualcosa di vissuto sulla propria pelle ma dalle immagini in tv di quelli che davvero l’hanno subito seriamente, però è davvero brutto perchè ti accorgi di cosa sta succedendo. Insomma, non è che ti sparano in bocca o salti in aria che nemmeno te ne accorgi. Capisci cosa sta succedendo ed è devastante. Francamente non credo sia così immediato prendere e scappare fuori di casa come in teoria dovresti fare, o quantomeno non lo è per me che tendo a rimanere pietrificato. Ecco si pietrificato è il termine giusto.

Eppure l’Italia è ovviamente andata avanti subito. Una bambina di 16 anni uccisa da una bomba Sabato mattina non ha fermato nessuna manifestazione. Allora ci ha provato il terremoto in Emilia a scuotere le coscienze, ma nemmeno questa tragedia ha fatto si che un qualcosa si fermasse. Nemmeno il Modena, il Sassuolo, la Spal o il Carpi, squadre delle zone colpite dal sisma, si sono fermate. Intendiamoci, come è a mio avviso giusto che sia stato. Peccato che un mese fa, tutta la popolazione italiana si fosse unita nell’ipocrita coro di quelli che volevano il tutto fermo, tutto bloccato. Per pensare, riflettere, partecipare al dolore della famiglia. Bisognava fermarsi, perchè non si poteva morire giocando a calcio, e non si poteva giocare dopo. Bene, caro popolo Italiano, hai riflettuto bene quel week end? Che lezione hai imparato da quelle 18 ore di meditazione? Hai imparato che una bomba che uccide una ragazzina (e ne rovina un altro paio), e un terremoto che uccide diverse persone, unito ad un omicidio  di un tifoso a Pescara quindici giorni prima provocano solo morti di serie B. Perchè solo la morte di un giocatore è considerata degna di fermare il Paese.

Allora, sono senza valori io che avrei giocato per Morosini, o siete ipocriti voi?

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Pullman, maledetto Pullman

Adesso ve ne racconto un’altra. L’ennesimo episodio assurdo, al limite della fantascienza e del tutto fantozziano, capitatoci ieri di ritorno da San Siro, e che ricorderò molto più della partita in sè, dell’addio di alcuni Campioni del Milan e della bora che tirava lassù, in piccionaia.

Il tutto, in realtà, inizia a metà della scorsa settimana. Si è realizzato che due pullman erano pochi e tre troppi. In altre circostanze avremmo lasciato una ventina di persone a piedi, ma per l’ultima (forse) in serie A nessuno di noi se l’è sentita di farlo, e quindi siamo andati alla ricerca di un terzo pullman da aggiungere ai due (uno da 80 posti e uno da 54) già prenotati. Tutti piangono miseria, nessuno arriva a fine mese, eppure scopri che 71 (settantuno) Compagnie di noleggio bus in tutto il Piemonte e Lombardia ti ridono in faccia. Si, perchè nessuno ha più mezzi disponibili. Tra Parrocchie, Alpini e Cral sembra tutto prenotato. “Vabbè, ci faremo stretti, qualcuno prenderà la sua auto e la sistemiamo così”, ci diciamo. E in effetti così è. Si parte, tutti felici e contenti, pane, salame e lambrusco a iosa, poi quando sei per strada e vado dall’autista a chiedere di accendere l’aria condizionata, questo mi guarda e mi chiede rigorosamente in ordine : “ma andate a vedere una partita di calcio?”, “ma che squadre giocano?”, “mamma mia ma è la serie A?”. Ecco, passi il fatto che una persona a cui non interessa il giuoco del calcio non associ il Novara alla serie A, ma le prime due domande francamente non possono uscire da un essere umano. No, questo per forza di cose doveva essere un X-files o un visitors con sembianze umane catapultato per sbaglio sul pianeta terra.

Siamo quasi a San Siro e mi dice “Vi lascio allo stadio poi me ne vado perchè devo andare a recuperare gente in mezzo all’autostrada che si è rotto un bus”. Scusa? No, ma hai idea di dove ci stai portando? Arriviamo allo stadio e, sapendo come funziona, corriamo verso i Signori della Digos, spiegandogli il problema e chiedendo loro di intervenire per convincere l’autista a fermarsi. Non esiste che in una trasferta questo ci pianti in mezzo al parcheggio. “Ma se la partita si mette male e ci sono problemi con i Milanisti cosa facciamo?” La “dottoressa” sgrana gli occhi ma, con fare autoritario e rassicurante ci dice “l’autista da qui non si muove”.

Finisce la partita, ci fanno uscire subito perchè il popolo rossonero saluta i suoi campioni, arriviamo al parcheggio ospiti….il pullman non c’è!. Chiamo l’autista (fortunatamente avevo il suo numero di cell.) e questo extraterrestre con una tranquillità disarmante mi dice “Eh sai, sono ancora qui fermo a Ponte Lambro. Mi mancano delle persone. Non so che dirti. Un paio d’ore e sono lì a prendervi”. “Un paio d’ore????????????”. La polizia ci guarda incredula, discutiamo con loro per il fatto che gli sia stato consentito di lasciarci lì, ma nulla. Chiamiamo il titolare della Compagnia che però è mortificato ed incredulo, poichè lui stesso ha affittato da un’altra compagnia il bus. Non sa come risolvere il problema. L’ambiente si scalda, più o meno dopo velate minacce di morte ci manda un bus da 54 posti per 80 persone a piedi. Peccato che sull’altro bus ci fossero diversi zaini lasciati sopra. E poi la perla della giornata. Ricevo sms dall’autista con scritto “ho parlato col mio capo, ha detto che è tutto ok e che ti devo ridare 50 euro”. Mi devi ridare 50 euro???????????????????? Dopo l’episodio del miracolato in carrozzina non potevo che essere nuovamente in una Candid Camera. Chiamo per l’ennesima volta l’autista marziano che mi dice con la solita tranquillità “non devi prendertela con me, ma col mio capo. Io ho ricevuto ordine di riportarvi a casa alle 21,30″. Alle 21.30???????????? Non ci volevo credere, nessuno credeva alle proprie orecchie compresa la Digos che mai aveva assistito ad una scena simile. Insomma, facendola breve, arriva il nuovo bus e ci riporta a casa. Stretti ma a casa. Non faccio in tempo a scendere che il cellulare squilla: è l’autista del bus con su gli zaini. “Sto venendo a prendervi allo stadio”. “Amico, dirigiti subito a Novara e schiaccia sul pedale per favore”. 45 minuti dopo era a Novara.

Vedete, chi organizza un bus per andare allo stadio ci perde sempre e comunque. Ci perde perchè getta al vento ore per organizzare tutto al meglio, offre un servizio senza certezza di guadagno, anzi spesso ci si smenano soldi, ci si sta male quando qualcosa va storto e la riconoscenza della gente spesso rasenta lo zero, come già vi avevo spiegato qui, anche se ieri apparentemente nessuno era arrabbiato con noi.

Alla fine poi la prendi sul ridere, ma quando devi affrontare problematiche simili rischi davvero di mostrare al mondo la faccia piu brutta e cattiva di te stesso. Alla fine, al netto di qualche solito saputello che ti dice “il prossimo anno cambiate compagnia, andate dalla XXX che fa bei pullman”, “Si, peccato che costa il doppio e la cifra che inevitabilmente ti chiederei tu non la spenderesti mai”, ribatto subito, portiamo a casa anche questa nuova esperienza. Di solito chiudo dicendo che il Rett vince sempre; può essere, ma ogni giorno è sempre più dura.

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Questa mattina sono stato testimone di un controllo fiscale della Guardia di Finanza in un negozio a Milano. Nulla di chè, richiesta di libri contabili e controllo di scontrini fiscali ai clienti appena usciti. Nel vedere un giovane asiatico mostrare lo scontrino all’Ufficiale, e pensando a tutto ciò che sta facendo il Governo per arginare l’evasione (controlli a tappeto, divieto di pagamento in contanti per cifre superiori al 1000 Euro…), sono scoppiato a ridere perchè, ironia della sorte, stavo passando proprio davanti ad un Punto Snai.

Ammetto che ogni tanto qualche Euro li scommetto anche io (anzi li regalo allo Stato perchè perdo sempre) e tutte le volte noto di essere “un pesce piccolo”, nel senso che giocando quelle 2-3 bollette da 2-3 euro l’una, rappresento per l’Agenzia probabilmente solo un rallentatore della coda, visto che ogni Sabato queste Agenzie sono stra piene di gente con banconote da 50 Euro in mano. Al di là della ricevuta con indicato le tue scommesse, che puntualmente getti quando verifichi di aver perso, ma avete mai visto un Punto Snai (o Better o quello che volete) rilasciarvi uno scontrino? Ma soprattutto, posto che sia possibile, avete mai visto uno scommettitore presentarsi alla cassa e chiedere di pagare con la Mastercard? Tutto giro di contanti. Sia che si parli di calcio o di cavalli, solo giro di contanti.

Ecco, alla vigilia di un’estate torrida dal punto di vista della Giustizia Sportiva per il calcio scommesse, e pensando anche a quanto scrissi sull‘ipocrisia del concetto di scommessa legato al calcio , a mio avviso è davvero ridicolo che lo Stato faccia la guerra al singolo imprenditore (che se evade è giusto venga incriminato, ci mancherebbe) e consenta però alla criminalità organizzata (e non solo) la possibilità di ripulire grandi cifre di denaro sporco attraverso le scommesse. E’ infatti evidente e noto che, se dispongo di ingenti cifre di denaro sporco in contante, non è per me certamente complicato ripulire i contanti attraverso lo scorporo del mio capitale in tantissime scommesse su differenti Agenzie. Basta per esempio attendere una partita dall’esito scontato, tipo scommettere Juve Novara 1, che nove volte su dieci vinco. Poco, ma non importa. Ho ripulito i miei soldi in maniera legale. Poi non stupiamoci se da questo esempio si degeneri per arrivare ad ottenere non più la pulizia del denaro, ma una vera e forma di guadagno. Ed ecco i vari Scommettopoli. E da tutto questo, oltre alla ridicola percentuale sulla singola bolletta giocata per il titolare, chi ci guadagna? Ovviamente lo Stato.

Con questo lunge da me fare il moralizzatore o dare ricette per combattere evasioni e criminalità, dico solo che nulla accade per caso, e anche Scommettopoli è una logica conseguenza di uno Stato che per primo è causa, se non complice, del suo declino economico. Per ogni negoziante  o libero professionista giustamente incriminato perchè beccato ad evadere somme importanti, ci sono migliaia di imprenditori massacrati da tasse, che si ammazzano in quanto costretti a lasciare a casa onesti lavoratori. Eppure gli stadi sono pieni di pubblicità di agenzie di scommesse e le nostre città sono colme di punti abilitati a fare le nostre puntate. W l’Itaglia

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Bundesliga Uber Alles

Ragionavo tempo fa con degli amici circa la pochezza generalizzata dei campionati Europei, notavo però come questi siano decisamente in peggioramento. Se guardiamo in casa nostra, notiamo che lo scorso anno all’Inter è bastato giocare il solo girone di ritorno per arrivare allo scontro diretto coi cugini e, se lo avesse vinto, superarli in classifica. Quest’anno, tra demeriti altrui e i meriti di qualche filotto vincente, l’Inter si sta trovando a giocarsi il terzo posto, cosa non preventivabile fino a qualche settimana fa. Se guardiamo invece in Europa, abbiamo la Spagna dove puntualmente tra la seconda e la terza ci si mettono circa 30 punti, un campionato Portoghese copia di quello iberico ma fatto da squadre più chiaviche, e uno Francese, il cui fascino è inversamente proporzionale al fascino del culo di Belen. Poi c’è il campionato “benchmark” per tutti, quello cui tutti vorrebbero imitare: il campionato Inglese. A volte penso che la gente parli a sproposito parlando del calcio britannico, forse percepito un po’ più tecnico di quello che in realtà è. Il gap economico tra 3-4 squadre e il resto delle altre è mostruoso, con la differenza che mentre Barcellona e Real sono anche macchine da soldi, I Manchester o Chelsea del caso non è poi così vero che guadagnino infinità di Sterline, o comunque non è più vero. Le squadre Inglesi sono tra le più indebitate dell’Universo, e si reggono più che altro sui dollari delle proprietà, oltre a qualche artefizio contabile tipo la cessione del marchio, dei centri sportivi o anticipi di future entrate. Però l’inversione di tendenza è evidente, e se prima le inglesi erano solo compratrici, ora vendono. E se molti big non fossero schiavi di contratti blindati e stipendi semplicemente mostruosi, avremmo assistito ad altre  cessioni illustri. La gente parla spesso di mentalità, di cultura sportiva, di senso di appartenenza parlando del campionato inglese, dimenticandosi però come questo non sia opera delle squadre di calcio, bensì della cultura della gente. A me è capitato di vedere alla tele partite tra squadre in lotta per retrocedere, e sostenere che siano partite piu belle e tecnche di quanto si veda in Italia tra pari formazioni è abbastanza azzardato. Certo, poi inquadrano il pubblico e la gente inizia a dirti che si diverte.

Se devo essere sincero, cambierei il campionato Italiano volentieri con quello tedesco. Sono stato in passato ad assistere ad alcune partite in Germania (l’ultima un annetto fa a Monaco di Baviera), e l’ambiente che ho sempre trovato è stato del tutto simile a quello inglese. Ho sempre visto tanto colore, tutto lo stadio cantare, ma soprattutto squadre di calcio che, in generale, non spendono cifre folli per stipendi o per viziare veri o presunti campioni. In un’ottica di predominio del calcio Inglese e Spagnolo, provate a contare quante volte per esempio il Bayern Monaco è arrivato almeno in semifinale di Champions negli ultimi quindici anni, e guardate quante volte la Nazionale tedesca è arrivata almeno alle semifinali dei Mondiali o Europei. Se la Bundesliga fosse espressione di pochi interessi, di poca tecnica e di poco agonismo non credo che i Tedeschi arriverebbero quasi sempre in fondo alle competizioni Continentali come invece fanno. Eppure tutti vorrebbero vivere solo in Inghilterra, dove c’è una Nazionale che magari una volta vincesse anche per sbaglio una competizione, e club che hanno spesso vinto grazie ai soldi. Tutti vorrebbero stare in Inghilterra, perchè la gente entra allo stadio con la birra in mano, ma etichetta come ubriaconi gli stessi qui in Italia che vorrebbero fare lo stesso, elogia gli Inglesi perchè vanno allo stadio con la maglietta della loro squadra, ma qui in Italia non la comprano perchè è da tamarro metterla sopra il giubbotto, e vive nel Paese dei balocchi pensando che in Inghilterra non ci si meni più allo stadio, come se invece accettassero se qui in Italia ci si scontrasse in Stazione. Per me la Bundesliga attualmente è un giusto compromesso tra tutti gli aspetti che secondo me renderebbero complessivamente lo spettacolo del calcio più bello di quello che è. C’è colore, vi garantisco tanto colore, c’è calore, non c’è l’ipocrisia di giudicare i tifosi solo per quello che appaiono e come ambiente non sono contaminati da eccessi di snobismo da parte dei calciatori, che spesso invece si confondono tra la folla.

E poi, fatemi essere onesto… Iniziano a giocare il primo di Agosto, rendendo l’estate un po’ più corta di quello che è. Chapeaux

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