Se contro il Bologna abbiamo capito cosa voglia dire chiamarsi Novara Calcio e interpretare il ruolo di Cenerentola della Serie A, oggi abbiamo capito cosa possa voler dire giocare contro una grande squadra. La partita contro l’Inter (troppo brutta l’Inter e troppo bello il Novara, o uno solo dei due a vostro piacimento) ci aveva probabilmente un po’ sfalsato la realtà delle cose, ed essendone personalmente conscio, attendevo una partita contro una delle formazioni che stanno in alto per vedere cosa avremmo combinato. Il tabellino dice 3 a 0, risultato che non ammette repliche e non lascia spazio a recriminazioni, ma ovviamente così non è. Come dissi nel resoconto di Domenica scorsa, la forza, ma anche il grande limite del Novara è quello di giocare sempre e comunque a calcio. E questo è stato fatto anche oggi. Una grande prima mezz’ora di gioco ci ha illuso che si potesse portare a casa almeno un punto, e poi in sei minuti, alla prima palla goal concessa con un errore cui è seguita una deviazione, fa guadagnare a Di Natale le prime pagine dei giornali e poco dopo, un’improbabile girata di testa da posizione impossibile, cui segue la seconda deviazione della giornata con annessa e connessa una parabola alquanto improbabile, chiudono di fatto il match. Il resto è accademia dell’Udinese, compreso una perla di Totò su punizione e qualche puntatina del Novara, oggi desolatamente troppo sfigato per consolarsi col gollettino della bandiera.
Siamo tutti consapevoli del fatto che non fosse Udine la partita del Novara, quella in cui possa grattare qualche punticino per salvarsi, e siamo altresì consapevoli che oggi in Friuli la stragrande maggioranza delle squadre europee avrebbe probabilmente perso (tre giorni fa qui le ha prese l’Atletico Madrid tanto per dire). Però vedi queste partite e rimani amareggiato. Perché ti da l’impressione che il Novara ci sia, ma una volta vuoi per un errore tuo, una per sfiga, un’altra per l’arbitro, oppure vuoi perché semplicemente gli altri son più forti, tu non ce la possa fare. Sarà durissima tutto il campionato, forse quest’anno davvero serve un miracolo sportivo, perché le due precedenti promozioni non sono arrivate per grazia divina come alcuni (soprattutto l’ultima) sostengono siano state, ma per programmazione e forza reale della squadra. Qui invece ti sembra di giocare ad armi impari, perché sembrano tutti giganti, forti, belli. E non puoi nemmeno rifugiarti in un bel coro tipo “tirate fuori i coglioni”, perché quelli del Novara escono dal campo stravolti e coi “coglioni in mano”. Adesso arrivano in tre giorni Siena e Lecce. Tra una settimana sapremo inevitabilmente molto di più del nostro futuro. Con almeno 4 punti probabilmente a Novara si parlerà già di salvezza raggiunta, con 3 ci sarà speranza, con 1 oppure 0 punti qualcuno inizierà inevitabilmente a scendere dal carro dei vincitori. I tifosi sono fatti così.
Vivo questa serie A come un grandissimo regalo che il destino mi ha fatto, che ha fatto ad una città intera. Non voglio perderla questa categoria. Però mi sembra tutto così precario, tutto traballante, tutto pericoloso ma tutto dannatamente eccitante e bello. Ecco sì, è tutto così bello. E’ bello potersi incazzare perché tutti i telegiornali parlano di “grande Udinese”, ma poi alzare le spalle perché realizzi che in fin dei conti, il fatto che pontifichino così tanto i giocatori di Guidolin, sta a significare che il tuo mondo non è così traballante come ti sembra. Gli altri sono stati semplicemente più forti di te, e quindi avrai anche perso, ma il tuo percorso non cambia. Il tuo obiettivo non cambia, la tua strada non è più ripida di prima. Se ci pensate bene, è tutto come prima di giocare. E tutto questo, è bellissimo.
