Mancano poche ore all’ultima partita del girone iniziale di Champions e mi trovo sul treno direzione casa mia, pronto ad accendere la tv e a gustarmi quella che, grazie ad una buona stella, siamo certi non sarà l’ultima apparizione stagionale nell’Europa che conta.
Se non fosse che mi consideri uno dei più grandi integralisti credenti alla religione nerazzurra, penserei di assistere ad una scialba partita in cui i tedeschi, vera delusione del girone, non faticherebbero nemmeno tanto a fare quei punti che gli permetterebbero almeno di uscire dalla porta della Chanpions e di rientrare dalla finestra della Coppa Uefa, ma ho l’obbligo di crederci sempre e comunque, e quindi sono già in clima partita.
Il Mou ha ragione. Mi rifiuto di festeggiare un passaggio del turno con miseri 8 punti frutti di due vittorie (di cui una nemmeno tanto esaltante) e di una serie di pareggi grotteschi che in un recente passato meno evidenziato dalla “buena suerte” sarebbero certamente finiti con due sconfitte (parlo di Inter Werder e Famagosta Inter), per cui, a differenza del Mou stesso che ha chiesto almeno un punto, pretendo di chiudere a 11 punti (quota che permise al Fenerbache lo scorso anno di arrivare secondi dietro a noi in fuga a 15).
Se devo essere sincero, le dichiarazione del Mou rilasciate ultimamente mi fanno pensare che non gliene freghi una mazza arrivare primo o secondo anzi, in virtù di quanto dicevamo qui forse forse il fatto di poter giocare contro una Big gli piaccia tanto. Dopo aver indegnamente perso contro i greci, non ho dimenticato la frase
“questa Inter ha bisogno di mantenere sempre una pressione costante. Ha bisogno di avere paura dell’avversario. Solo così rende al meglio”
subito seguita dalla recente:
“dobbiamo dimostrare di essere diventati grandi anche in questa competizione. Siamo pronti ad affrontare chiunque; Barcellona, MUFC, Chealsea vengano pure a Milano che noi siamo pronti”
i casi sono due: o è una dichiarazione dettata dal fatto che sa benissimo che stasera non porteremo a casa i tre punti, o davvero vuole rischiare una finale anticipata in modo da capire a che punto è arrivato il suo lavoro.
Ai posteri l’ardua sentenza. Io per non sbagliare comunque spero stasera di vincere. C’è sempre tempo per perdere
Pubblicato da rettilineotribuna 






