Alla fine sono arrivati i deferimenti. I pesci piccoli. Perchè per quelli grossi dobbiamo attendere ancora un mesetto, e ne vedremo delle belle. Però tra i pesci piccoli c’è dentro la squadra della mia città, o meglio alcuni esponenti che fino allo scorso anno ne facevano parte, più uno che ci gioca ancora adesso. Nessuno cade dalle nuvole, ci si aspettava questo deferimento, e paradossalmente, nonostante potrebbe essere del tutto immeritata per quanto visto in campo, il secondo troncone potrebbe pure regalare al Novara ancora un futuro nella massima serie, ma non è questo di cui voglio parlare e non è nemmeno importante.

Il problema è che c’è dentro il Novara. C’è dentro principalmente per colpa di una persona che ha avuto grandissimi meriti nelle due promozioni consecutive, e che la scorsa estate è stato protagonista della più classica delle “scelte di vita”: i soldi. In questa sede ultimamente combatto l’esercito degli ipocriti, per cui non me la sono mai presa più di tanto se lo scorso Giugno ha salutato un popolo che lo avrebbe amato in eterno, soprattutto perchè io stesso ho cambiato lavoro per soldi (anche se devo lavorare circa 8-10 anni per guadagnare quanto lui in un solo anno). In fin dei conti, mi son sempre detto, si è assunto il rischio di non scendere mai in campo in serie A e per questo ha da subito pagato la naturale conseguenza della sua scelta, ovvero di essere considerato un mercenario. Quello che in questo momento mi sta facendo male, e che se venisse confermato non gli perdonerei mai, è quello di essere stato (forse) pure una delle persone di riferimento di tutta la cricca. Di essersi adoperato per fare da tramite per la consegna dei soldi, addirittura di aver nascosto soldi negli asciugamani. Il condizionale è sempre d’obbligo in questi casi, tuttavia non ho la minima intenzione di fare il cieco garantista e poi, tra qualche mese, fare quello che lo condanna. Lo condanno adesso, ed aggiungo che provo schifo. E lo condanno perchè la sua posizione non è quella di un imputato “che deve chiarire”, la sua è quella di un imputato con prove a suo carico che sembrano davvero schiaccianti.

Più volte Vi ho raccontato di come ormai per me conti solo la maglia. Eventi di beneficenza o presentazioni varie mi hanno più volte portato a trovarmi a cena con qualche giocatore con cui ci ho fatto pure qualche foto, ma da tempo non sono piu riuscito ad affezionarmi a nessuno. A tutti i giocatori cui ho parlato, ho sempre detto “lotta per la maglia” e basta. Non ho autografi di nessuno, non ho mai voluto avere rapporti di amicizia con nessuno ne frequentazioni al di fuori appunto di serate specifiche. Non ho amici calciatori, non ho beniamini, non ho nessun mito che scende in campo. Sia che si parli di giocatori in lotta per il pallone d’oro che di pipponi. E vedere l’affetto che, mediamente, è stato attribuito al Sig. Cristian Bertani, mi da un ulteriore testimonianza della stupidità umana in generale. La gente si innamora dei giocatori, gli dedica Fans Club, gli fa regali per il compleanno. Si ha spesso la presunzione di essere loro amici e spesso loro lo possono anche essere, non discuto. Ma per me è un po’ come provare affetto per il tuo macellaio perchè pensi che ti dia sempre due bistecche di filetto tenere. Se non le da a te, sappi che le darà al prossimo. Eppure alla massa piace il concetto di affetto, di essere voluti bene da un qualcuno che è visto come una persona importante, perchè fa sembrare a tua volta importanti. Quante volte mia nonna diceva “il macellaio per me tiene sempre due bistecche”, in realtà si trattava solo di una grandissima cazzata. Il macellaio fa il suo lavoro esattamente come un calciatore. Per cui, cambiata maglia, nuovo affetto, nuovi amici e delusione di quelli che fino a cinque minuti prima lo adoravano. Perchè adesso, così a Novara come a Genova, son tutti delusi e incazzati. Si sentono tutti feriti. Se sarà confermata l’accusa, il Novara Calcio esisterà ancora. E pure la Sampdoria. Scenderà dal palcoscenico solamente lui, che probabilmente dovrà pure inventarsi un lavoro. E la gente rimarrà delusa, mortificata, strapperà foto e poster.

Se per Bertani me la prendo con la stupidità umana della gente, con Fontana, invece,  me la prenderò con la sua stupidità. Ma con lui voglio essere più garantista. Attendo, perchè la sua posizione oggettivamente è diversa. Gli concedo il dubbio e la difesa. Poi ragioneremo.

Ora rimane l’amarezza. L’amarezza di essere comunque sputtanati a livello mediatico, e stuprati nei sentimenti. La Società ne uscirà bene e a testa alta, ma la Società NON è la maglia. La maglia ne sta uscendo parecchio sporca. E questo basta e avanza. Ancora una volta, solo per la maglia.

Sarà che oggi sono in mood negativo e vorrei emulare quelli che compiono le stragi (senza danneggiare gli innocenti però), ma oggi mi sento più sfigato del solito. Stavo realizzando come ogni tanto mi capitino delle cose  davvero paradossali, di quelle che racconti in giro e la gente ride ma non ci crede.

Milano, 7 Maggio 2012 ore 18 circa. Sto raggiungendo la stazione per tornare a casa. Sono fermo al semaforo, per chi conosce la zona quello dal lato Palazzo della Regione. Davanti a me, nell’altro lato della strada, fermi al semaforo vedo una badante che spingeva un tizio disabile sulla carrozzina. Arriva il verde, entrambi partiamo. Più o meno a metà, quando eravamo quasi difronte, la ruota della carrozzina si incastra nel binario del tram, e la Signora fatica a sganciarla. Lo so perfettamente che è un mio dovere intervenire. Eppure mi guardo intorno, penso e spero che magari qualcuno si fionderà ad aiutarli, ed io non perderò quei venti secondi che potrebbero cambiarmi la vita. Ma sfortunatamente, in quel momento, nessuno stava attraversando la strada insieme a noi. “Aspetti Signora, l’aiuto io”. Un po’ imbarazzato ma deciso tento di sollevare la carrozzina, ma sembra davvero bloccata. Non c’è verso di smuoverla. A questo punto che succede? Succede che il tipo sulla carrozzina mi guarda e ridendo dice “aspetti, l’aiuto io”. Prende e si alza con tranquillità sulle sue gambe!!!. Agguanta l’altra ruota, la libera, si risiede e mi dice “grazie” e con la badante proseguono ad attraversare la strada. Io rimango immobile, mi sento un po’ coglione e un po’ Gesù Cristo, perche col mio sguardo avevo appena miracolato un disabile. Per chi si ricorda la scena, rimango pietrificato come Brad Pitt nel film “Vi presento Joe Black”, quando all’inizio del film vede lei e rimane pietrificato, salvo poi venire schiacciato da due auto. Ecco, fortunatamente non mi hanno stirato, ma sono tornato a casa con l’idea di essere finito in una Candid Camera.

E che dire del fatto che sono pure in causa legale con una tipa, anzi in realtà con la sua compagnia assicuratrice, perchè tempo fa mi ha tamponato. Nulla di che, bene o male ha ammesso la colpa, la Polizia l’ha pure multata per mancato rispetto della distanza, eppure la sua compagnia non mi paga. Perchè? Non si sa. Non paga. Il mio assicuratore puntualmente mi telefona, e con voce serena mi dice “Eh capita, capita. Sa, fanno orecchie da mercante. Facciamogli causa, la faccia col suo avvocato”. Col mio avvocato? Ma secondo te sono uno che ha l’avvocato di fiducia? Ma possibile che in questo mondo si debba vivere con “un avvocato di fiducia?”. Mi risulta che lo Stato ti consenta di avere il medico di base, ma l’avvocato no. Mi rendo conto che uno come me, in area 35-40 anni, se non ha mai avuto a che fare con un avvocato vuol dire che non conti proprio nulla, però è così, e un avvocato non ce l’ho. “Caro Assicuratore, perchè non usiamo il Vostro avvocato visto che vi pago anche per questo?”. Bene, anche il Rett. ha finalmente avuto a che fare con un avvocato. Il mio staus  percepito dalla massa si è sicuramente elevato. Ho un avvocato di fiducia, che non so nemmeno se esiste veramente visto che ho visto il suo nome solo su una lettera pre compilata probabilmente da uno stagista impiegato della mia Assicurazione. Però ora ce l’ho. Giro con un bollo dietro l’auto,  perchè ormai è una questione di principio, e sono in causa. Contro chi e perchè non lo so. E quindi mi sento sfigato, sempre più sfigato.

Se fossi una donna oggi sarei mestruata, se fossi uno scaricatore di porto bestemmierei e butterei i mozziconi di sigaro nel mare del porto tutto il giorno, se fossi un criminale oggi ucciderei, se fossi allo stadio mi sfogherei. Ma siamo arrivati all’ultima partita dell’anno. Domenica ultima partita e per tre mesi niente stadio. Ma mi fermo qui perchè se no inizio a drogarmi. Oh, oggi va così. Domani andrà meglio.

il miracolo del Rett.

In una serata di grande festa per i colori nerazzurri e bianconeri, c’è un personaggio che a mio avviso merita di essere premiato come vero eroe: Andrea Stramaccioni. E se lo merita tutto, non tanto (o non solo) per aver vinto un Derby, cosa comunque mai scontata e banale, ma per essere riuscito a vincere come personaggio. Stramaccioni ha vinto comunque il suo campionato per 3 motivi fondamentali.

Uno. Ha guadagnato il rispetto dell’ambiente. Stramaccioni non ha un passato da calciatore e nemmeno un Curriculum da allenatore importante, anzi diciamo pure che non ha proprio Curriculum. Entra in un ambiente distrutto e demotivato, con l’incoscienza del giovanotto che non ha nulla da perdere ma tutto da imparare, e riesce nell’impresa di essere seguito da suoi coetanei giocatori che nella vita hanno vinto tutto, a differenza di recenti suoi colleghi allenatori che qualche panchina sotto le chiappe invece l’avevano avuta, ma che non sono mai riusciti a diventare un vero riferimento per l’ambiente.

Due. Ha dimostrato a Moratti che senza campioni non vinci. Si è presentato garantendo di non guardare il nome del giocatore, ma di schierare solo il meglio disponibile. Di fatto ha comunque quasi sempre fatto giocare “i nomi”, esponendosi a rischi e critiche e incassando qualche figuraccia. La verità è che comunque, seppur stanchi, logori, finiti e con la pancia piena, alcuni vecchietti sono sempre più forti di tanti giovani. Il Derby l’ha vinto con Milito in formato 2010, con un Maicon finalmente ai suoi veri livelli, con Samuel e Lucio che hanno giocato la partita perfetta, e con uno Snejider e Cambiasso molto concreti. Il messaggio a Moratti è chiaro, la rosa attuale può alla meglio garantire una lotta all’ultimo posto Champions, e potrà solo peggiorare. Ma coi giovanotti presunti campioni non vai da nessuna parte.

Tre. Ha dimostrato di essere credibile come allenatore. Non so se gli basterà questo per essere confermato sulla panchina, Moratti è imprevedibile anche se sono certo che oggi gli farebbe firmare un contratto vitalizio, e il fatto che lo possa pagare poco sicuramente tornerà a suo favore. Tuttavia Stramaccioni, a prescindere da come sarà la sua carriera, ha dimostrato all’Italia di essere un vero allenatore. Ha retto psicologicamente l’uragano Inter, e se è riuscito vuol dire che ha la stoffa del grande allenatore. Tanti allenatori hanno fatto bene con le giovanili, poi non hanno lasciato traccia tra i grandi. Certo, dovrà essere supportato da una nuova squadra, comunque se fino a ieri l’Inter poteva avere un problema rosa e uno panchina, a mio avviso la panchina ora è l’ultimo dei problemi.

Bravo Stramaccioni. Hai vinto soprattutto te.

Questa mattina sono stato testimone di un controllo fiscale della Guardia di Finanza in un negozio a Milano. Nulla di chè, richiesta di libri contabili e controllo di scontrini fiscali ai clienti appena usciti. Nel vedere un giovane asiatico mostrare lo scontrino all’Ufficiale, e pensando a tutto ciò che sta facendo il Governo per arginare l’evasione (controlli a tappeto, divieto di pagamento in contanti per cifre superiori al 1000 Euro…), sono scoppiato a ridere perchè, ironia della sorte, stavo passando proprio davanti ad un Punto Snai.

Ammetto che ogni tanto qualche Euro li scommetto anche io (anzi li regalo allo Stato perchè perdo sempre) e tutte le volte noto di essere “un pesce piccolo”, nel senso che giocando quelle 2-3 bollette da 2-3 euro l’una, rappresento per l’Agenzia probabilmente solo un rallentatore della coda, visto che ogni Sabato queste Agenzie sono stra piene di gente con banconote da 50 Euro in mano. Al di là della ricevuta con indicato le tue scommesse, che puntualmente getti quando verifichi di aver perso, ma avete mai visto un Punto Snai (o Better o quello che volete) rilasciarvi uno scontrino? Ma soprattutto, posto che sia possibile, avete mai visto uno scommettitore presentarsi alla cassa e chiedere di pagare con la Mastercard? Tutto giro di contanti. Sia che si parli di calcio o di cavalli, solo giro di contanti.

Ecco, alla vigilia di un’estate torrida dal punto di vista della Giustizia Sportiva per il calcio scommesse, e pensando anche a quanto scrissi sull‘ipocrisia del concetto di scommessa legato al calcio , a mio avviso è davvero ridicolo che lo Stato faccia la guerra al singolo imprenditore (che se evade è giusto venga incriminato, ci mancherebbe) e consenta però alla criminalità organizzata (e non solo) la possibilità di ripulire grandi cifre di denaro sporco attraverso le scommesse. E’ infatti evidente e noto che, se dispongo di ingenti cifre di denaro sporco in contante, non è per me certamente complicato ripulire i contanti attraverso lo scorporo del mio capitale in tantissime scommesse su differenti Agenzie. Basta per esempio attendere una partita dall’esito scontato, tipo scommettere Juve Novara 1, che nove volte su dieci vinco. Poco, ma non importa. Ho ripulito i miei soldi in maniera legale. Poi non stupiamoci se da questo esempio si degeneri per arrivare ad ottenere non più la pulizia del denaro, ma una vera e forma di guadagno. Ed ecco i vari Scommettopoli. E da tutto questo, oltre alla ridicola percentuale sulla singola bolletta giocata per il titolare, chi ci guadagna? Ovviamente lo Stato.

Con questo lunge da me fare il moralizzatore o dare ricette per combattere evasioni e criminalità, dico solo che nulla accade per caso, e anche Scommettopoli è una logica conseguenza di uno Stato che per primo è causa, se non complice, del suo declino economico. Per ogni negoziante  o libero professionista giustamente incriminato perchè beccato ad evadere somme importanti, ci sono migliaia di imprenditori massacrati da tasse, che si ammazzano in quanto costretti a lasciare a casa onesti lavoratori. Eppure gli stadi sono pieni di pubblicità di agenzie di scommesse e le nostre città sono colme di punti abilitati a fare le nostre puntate. W l’Itaglia

Che questo calcio sia ormai caratterizzato da continui episodi che definire poco equilibrati e logici  è un eufemismo, non lo scopriamo certo oggi. Tuttavia è incredibile come non passi una giornata di campionato senza che avvenga un qualcosa di estremo da commentare. Pur ribadendo la mia ferma condanna alle manifestazioni di violenza, mi piace nuovamente ribadire con forza il mio sdegno verso il solito popolo di finti perbenisti e moralisti che vivono nel nostro bel Paese che, guidati dall’esercito dei media, da ieri sera regalano perle di saggezza e insegnamenti su come ci si debba comportare.

Forse sono mosso dal fatto che, in questa fase della mia vita, il mio amore e stima verso i calciatori rasenta lo zero a differenza della “maglia”, tuttavia ribadisco come sia ora che il prototipo del calciatore viziato, capace solo di sudare per contare gli zeri sul conto corrente, venga combattuto. Il giocatore di calcio, soprattutto di un certo livello, non deve mai scordare di essere un privilegiato. Il Sig. Ljaicic (o come cavolo si scrive) giovanotto di belle (?) speranze, che si trova in una squadra di un certo blasone in uno degli anni più difficili della sua recente storia, non può e non deve permettersi di criticare il suo allenatore che, bravo o scarso che sia, ha sicuramente una storia più importante della sua. Delio Rossi a mio avviso ha solamente sbagliato i tempi della reazione, perchè avrebbe potuto aspettare l’intervallo per “attaccarlo al muro” come sicuramente decine e decine di allenatori sanguigni hanno fatto. Suvvia, ho sempre sostenuto che il calcio non debba essere un carrozzone di educande e di seminaristi, e di come un grande allenatore debba sempre e comunque avere un ruolo pedagogico nei confronti dei propri giovani giocatori, e Delio Rossi, magari un po’ all’esasperazione, ha fatto quello che “il buon padre di famiglia” dovrebbe fare. Insomma, sono cresciuto con qualche sberla epica di mio padre, e come me penso chiunque. Se adesso viviamo in un mondo in cui, se un padre sgrida pubblicamente il figlio per strada qualcuno chiama il telefono azzurro, forse è ora di capire che il problema non è il padre, bensì chi chiama il telefono azzurro. State certi che al Sig. Ljaicic (o come cavolo si scrive), gli è servita piu questa lezione che gli ultimi vent’anni di calcio giocato. E credetemi, non sto giustificando la violenza gratuita ne auspico ad un calcio simile a quello dei gladiatori nel tempo dell’Impero Romano, sono però felice quando vedo che qualcuno, dai genoani l’altra Domenica a Delio Rossi ieri, non si piega e non si allinea ad un sistema marcio e ridicolo destinato prima o poi ad implodere.

E’ pazzesco come al tifoso piaccia la figura di un allenatore cazzuto e sanguigno, che con la sua esaltazione ed invasamaneto porti una squadra sempre ai limiti delle proprie possibilità (e Josè Mourinho è uno di questi), e poi si scandalizzi se questo ecceda nei comportamenti. Come i genoani hanno pagato a caro prezzo il loro gesto, anche Delio Rossi ha pagato con l’esonero. Perchè, chissà per quale motivo, in questo bel mondo se non sei allineato chi sbaglia paga sempre, mentre gli altri, magari i pu furbi o viscidi, spesso si salvano.

State tranquilli, il povero Ljaicic (o come cavolo si scrive) non subirà particolari traumi psichici e nemmeno fisici. Dopo ieri è probabilmente diventato solo un po’ più uomo. Forse.

Uno dei miei più grandi limiti e difetti è quello di essere incoerente e di stancarmi velocemente delle cose. Onestamente non avrei mai immaginato di essere capace di portare avanti un blog per oltre 4 anni, e di averlo modificato graficamente solo un paio di volte, e nei contenuti una volta sola, aggiungendo all’Inter il Novara. Eppure ce l’ho fatta, e questo è, per me e per il mio ego, motivo di grande soddisfazione. Ho sempre meno tempo libero e nello stesso tempo sempre più pensieri che mi frullano nella testa, non necessariamente sul mondo del calcio e degli stadi, (pur rimanendo questo tema l’assoluto e incontrastato punto di riferimento della mia vita), per cui penso sia arrivato il momento di dare una definitiva svolta al blog. Si cambia. Non parlerò solo di calcio, delle mie menate come qualcuno recentemente mi ha detto, ma userò questo spazio per raccontarmi quello che la mia testa malata mi detterà. Si, ho scritto giusto: raccontarmi. Un altro dei miei limiti è sempre stato quello di non aver mai scritto per gli altri, ma solo per me. Il motivo principale è che, non essendo un giornalista, non rappresentando nessuna testata e nemmeno essendo esponente di una qualsiasi realtà sportiva o sociale, non ho mai avuto la presunzione di poter parlare a un pubblico di lettori. Ho sempre scritto per me, un po’ come quelli che si tengono i diari e scrivono con la penna. Dopo quattro anni, al netto degli amici o comunque grazie anche a loro, davvero mi chiedo per quale ragione almeno 150 lettori differenti mi leggano dopo una partita, e circa un centinaio passino da rettilineotribuna almeno una volta al giorno. Non sono numeri importanti, ma sono comunque numeri.

Come detto non rinnego il mio passato e nemmeno sono cambiato io. Anzi si, io sono cambiato molto, ma non dal punto di vista della mia passione. Per me lo stadio era, è e rimarrà il solo posto dove mi sento libero, e quindi qui dentro troverete sempre qualche pippa mentale inerente questo mondo. Ma se mi andrà parlerò anche di cinema, di cibo, di musica, di computer. Di tutto e di niente. Il tutto maledettamente e cinicamente in forma egoistica. Difficilmente scriverò qualcosa che può interessare altri o possa portarmi più lettori. Proprio per questo, per la correttezza e l’onestà che ritengo abbia sempre avuto nei Vostri confronti, ho voluto scrivere questa “lettera aperta”. Con la svolta Novarese del blog, ho perso inevitabilmente lettori ma ne ho guadagnati altrettanti, come è normale che sia. Mi aspetto che la “massa” che mi legge ora mi abbandoni, come d’altronde farei io che, cinico come sono, mi direi “e che cazzo me ne frega della tua vita”.

Ringrazio davvero di cuore tutti quelli che mi hanno letto, e a Voi voglio dire “arrivederci“. Chissà, magari ci leggeremo ed interagiremo in altri luoghi virtuali o magari ci perderemo di vista. A tutti gli altri dico invece “benvenuti“. Sono un pirla qualsiasi, normodotato, e con “una psiche complessa in grado di produrre ragionamenti contorti” (e questo lo disse il mio vecchio professore di informatica delle superiori a mio padre ndRett.).  A volte mi capitano cose bizzarre, altre normali.

Si cambia. Arrivederci, benvenuti.

Go Mancio

Mi sentivo a disagio a parlare del Mancio, perchè dopo averlo pubblicamente elogiato in questo articolo, di fatto ha iniziato a perdere, e il Mufc a superarlo in classifica. Insomma temevo gli avessi portato rogna. La seconda vittoria stagionale nel Derby, invece, riporta i pronostici sulla vittoria finale a suo favore (sempre che questo secondo elogio non lo affossi definitivamente, of course). Premesso che vince sempre quello che attraversa per primo il traguardo finale e non l’intertempo, il Mancio se la merita tutta questa Premier. E’ stato indiscusso dominatore per tre quarti di campionato, e rappresenta una novità nel panorama continentale (insieme al Psg in Francia) che renderebbe la sua eventuale vittoria probabilmente ancora piu bella rispetto all’ennesima vittoria dei Reds, decisamente stanchi, vecchi ed inevitabilmente avviati al capolinea della loro era.

Non è ancora fatta, c’è un’insidiosissima trasferta da vincere contro il Newcastle, in cerca di punti Champions League, prima della passarella finale col QPR. Mi ricorda tanto il finale di quel campionato vinto a Parma negli ultimi venti minuti. Forza Mancio!

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