Archivio per la categoria ‘Calcio’

Donne da stadio (lode alla donna)

Oggi è la festa della donne. W le donne. Ci sono molti approcci differenti che si possono avere su questa giornata. Per quanto mi riguarda, se vogliamo essere seri, mi rispecchio totalmente nel pensiero di Elena scritto nel suo blog “Girl friend for rent“. Leggetevelo, se vi va, credo non ci sia nient’altro da aggiungere.

Poi c’è l’approccio ludico, scherzoso ma non troppo, un po’ polemico e provocatorio, che se volete è un po’ l’approccio che ho io con la vita. E in quel caso mi chiedo come possano tantissime donne, soprattutto ragazze, esseri stupendi e soprattutto dotate di tre cose in piu e una in meno di noi uomini, che consente loro, abbinandoci un po’ di cervello, di governare l’umanità, a rintronarsi per una festa stupida e, in molti casi, ad alimentare una specie di vittimismo collettivo che mi sembra esagerato. Lunge da me minimizzare o peggio negare le tante discriminazioni che le donne subiscono per esempio al momento della ricerca di un posto di lavoro, ma in questa giornata, fatemelo dire, soprattutto sui Social, non si possono leggere tutte queste frasi fatte, scritte in modalità copia e incolla da teenagers che probabilmente mai nella vita son state discriminate o abbiano avuto un concreto problema dovuto al loro sesso. Vivrò io in un ambiente particolarmente sviluppato, ma è da anni che in ufficio vengo comandato da donne, a casa mia comanda una donna, diverse donne mi hanno curato, molte altre hanno avuto l’autorità di levarmi punti dalla patente e una, mi ha pure assistito nella mia unica esperienza in un Tribunale (vincendo pure). Quindi quando leggo una 18 enne figlia di papà, che su Twitter o Facebook mi viene a fare la morale sui soprusi e le violenze che quotidianamente le donne subiscono, permettetemi di riderle in faccia.

In questa sede parlo di stadio, e tutto ciò che ci gira intorno. E quindi scriverò ora qualcosa sul mondo femminile relativamente allo stadio. Le donne allo stadio sono oggettivamente in aumento ma, in generale, non si può più sostenere che il calcio sia un’affare di uomini. Come sapete, nella vita ho sempre lottato e litigato per non piegarmi al sistema sociale che impone il maritino a casa a far la spesa a guinzaglio della moglie che gli proibisce lo stadio, o meglio, non che questo sistema non rappresenti la mia vita, ma almeno lo spazio della partita di pallone me lo  sono sempre ritagliato, difeso e costruito negli anni. Ho sempre avuto un approccio abbastanza libertino nei confronti delle donne che ho avuto (detta così sembra pure che sono uno sciupafemmine, e mi piace pensare che voi pensiate a questo, se lo pensate), nel senso che la filosofia è stata ed è: “io allo stadio ci vado, sono malato, se ti va vieni anche te, altrimenti stai a casa”, perchè mi rendo conto che a una donna certe dinamiche possano non interessare e non trovo corretta nessuna forma di insistenza.

In base alla mia esperienza, lo stadio è frequentato principalmente da 2 tipologie di donne: quella invasata e quella a cui non frega assolutamente nulla, ma è lì solo per far piacere al proprio uomo, o perchè spera che il suo accompagnatore diventi presto il suo uomo. Non esiste una via di mezzo. Le donne che conosco e che frequentano stabilmente lo stadio sono invasate tanto quanto me. Hanno la stessa passione, soffrono quanto me, e vivono in funzione di anticipi, posticipi, trasferte, serali o diurni. Litigano allo stadio, cantano e, in taluni casi proprio estremi, partecipano alle risse. Ammetto che con molte donne che frequentano il mio ambiente, personalmente abbia un approccio del tutto simile a quello che posso avere con un maschio. E questo trovo sia meraviglioso perchè rappresenti una conferma al fatto che la discriminazione in base al sesso sia una stupidata. La differenza la fa la persona e non il suo sesso. O si è gente da stadio, o non si è.

C’è poi anche una terza categoria di donne che merita rispetto. E’ quella che non frequenta lo stadio, ma vive con qualcuno che invece lo frequenta a livello maniacale e militante. Mi immagino non sia facile vivere con una persona che a fine Maggio va in paranoia, che si reca lo stesso allo stadio nel week end a fissare un punto indefinito, un cancello, un parcheggio, nella speranza che si animi di gente con sciarpe e bandiere. Mi rendo conto non sia facile vivere con uno che non riesce ad addormentarsi alla sera se non vede una trasmissione di calcio mercato e non vede su youtube qualche video di gruppi che cantano allo stadio.

Proprio per tutto ciò che ho scritto le donne meritano rispetto. Non solo un giorno all’anno, ma tutti i giorni dell’anno. A me piace il bello, ma più del bello di una donna mi fa impazzire la sua femminilità. E ognuno ha un suo canone preciso. Per me una donna con la sua sciarpa al collo, che fa la coda per entrare in uno stadio e si incazza, è una gran femmina. La migliore.

ULTRA GIRLS

Read Full Post »

Contro la casta del calcio. Puntata n°1

Siamo in piena campagna elettorale, e il tema della guerra alle tante caste italiane è ai primi posti di diversi schieramenti politici. Nel mondo del calcio ci sono diverse caste, che ovviamente nessuno (o pochi) combattono e che meriterebbero almeno di essere discusse. La prima casta è quella degli allenatori, ma ce ne sono altre che affronteremo in futuro.

Essendo uno che non ha mai giocato a calcio a nessun livello agonistico, se non da piccolo nelle giovanili di qualche squadretta, contesto da sempre il principio che di calcio possa parlare solo chi ci ha giocato e quindi, un allenatore debba essere un uomo che proviene dal calcio giocato. La contesto perchè è una teoria idiota, in base alla quale gente come Arrigo Sacchi e Josè Mourinho non avrebbero mai potuto e dovuto allenare, visto che non hanno un brillante passato sui campi di gioco. Eppure non c’è niente da fare: gli allenatori sono sempre gli stessi, e quelli nuovi sono quasi sempre ex giocatori che intraprendono questa carriera. Per carità, un po’ è fisiologico e naturale, ma il mondo del calcio e degli allenatori si sta chiudendo sempre di più, tanto da diventare una vera e propria casta di eletti. Se hai fatto parte di questo mondo hai diritto a continuare a farne parte, altrimenti sei fuori. Il problema non nasce solo “a monte” come la maggior parte dei problemi, ma nasce “a valle”, ovvero dal basso. Ci sono tantissimi allenatori che partono dalle giovanili e dalle categorie basse, tipo la terza categoria che spesso sono giovani amanti del calcio, che dedicano per passione tantissimo tempo ad allenare squadrette e percepiscono come stipendio, quando va bene, una pizza con tutta la squadra a Natale e a fine anno. Per poter allenare queste categorie serve un patentino che si può conseguire abbastanza facilmente e a basso costo. La terza categoria, per intenderci dove giocano gli orange, è una categoria riconosciuta dalla Federcalcio, ma non ci girano soldi. Eppure migliaia di giocatori e centinaia di allenatori iniziano proprio da lì. Siccome è tutto troppo semplice e soprattutto accessibile, succede che Renzo Ulivieri, Presidente dell’Assoallenatori, decide di incatenarsi alla FIGC e di minacciare lo sciopero della fame, denunciando lo scandalo di una norma che “permette a chiunque di allenare dalla prima categoria in giu”, ed ovviamente trova subito consensi.

Che cosa ottiene Ulivieri? Ottiene che a partire dalla stagione 2014/2015 (il prossimo anno i non allenatori godranno di una deroga speciale) per poter allenare dalla prima categoria in giù occorrerà uno speciale patentino conseguibile dopo la frequentazione di un corso. Detta così non ci sarebbe nulla di scandaloso, se non fosse per il fatto che, in tutta la Regione Piemonte, il primo corso è stato tenuto ad Asti, dalle ore 17 alle ore 23 di tutti i giorni lavorativi, ha avuto la durata di circa sette mesi ed un costo esorbitante. Si sono accorti di aver esagerato e sono corsi subito ai ripari: presto inizierà un nuovo corso a Torino, che durerà solo tre mesi, 5 giorni su 5 (intervallati in tre sessioni) e stesso costo. A prescindere dalla spesa, che comunque è un problema perchè la Società dice “perchè devo investire una somma importante su un allenatore che magari, conseguito il patentino, mi saluta il giorno dopo?” e l’allenatore dice “perchè devo investire io una somma importante e poi la Società mi esonera un mese dopo?” rimane la questione fondamentale: chi può permettersi di lasciare il proprio lavoro per qualche mese per affrontare un corso a diverse centinaia di km dalla propria abitazione? Nessuno se non un giocatore a fine carriera. Quindi molto presto gli allenatori “fatti da soli”, nati e cresciuti su campetti di periferia dovranno lasciare il posto a una marea di fancazzisti o di ex giocatori. Perchè non si sa come mai, un ex giocatore si trova subito ad allenare nelle massime serie e non viene mai detto se, per qualche mese, prende la sua auto e si fa il corso a qualche centinaio di km con una full immersion di nozioni tecniche.

La professione dell’allenatore di calcio è nei fatti una casta simile a quella dei notai, dove se hai un parente notaio è facile  proseguire rilevando l’attività, altrimenti è impossibile. Qui non è essenziale avere un parente allenatore, ma lo è essere un ex calciatore.  Ma se può essere comprensibile che il ruolo di allenatore a massimi livelli non possa essere un ruolo accessibile a tutti, non si capisce il motivo per cui debbano esserci questi vincoli anche dalla prima categoria in giù. Anzi, a pensarci bene ci sono un paio di spiegazioni. La prima è che chi ha partorito queste idee evidentemente non ha la minima idea di cosa voglia dire allenare nelle categorie dilettantistiche, e la seconda è quella di voler rafforzare il concetto che l’allenatore debba sempre e comunque essere oggetto di una  contrattazione economica, perchè ottenere quel patentino non sarà facile, e quindi chi lo avrà potrà farlo pesare economicamente alle Società. Voi avete idea di quanto possa guadagnare una Società media di seconda o terza categoria? pensate ad una cifra bassissima e mettetela sotto la radice quadrata. Poche potranno permettersi un allenatore “vero” anzi, pochi allenatori diventeranno “veri”.

Il concetto della meritocrazia e del partire dal basso verrà presto cancellato a favore di un numero chiuso pilotato dalla Federcalcio. Giovani allenatori fatevene una ragione. Mourinho lo sfiderete solo alla Playstation.

ulivieri

Read Full Post »

A noi della partita non ce ne frega un cazzo

Quando dico che ogni partita, ogni trasferta, ogni viaggio insieme ai tuoi amici del gruppo ti lasciano sempre dentro qualcosa che ti porterai con te, non lo dico tanto per dire. Tutte le volte che esci di casa col tuo zaino pieno di viveri e con la tua sciarpa al collo, e poi sali su un pullman, dovete credermi che non sarà mai una giornata banale. Ci sta che si torni incazzati, umiliati e sconfitti, questo sì, ma comunque più ricchi di prima, perchè coi tuoi amici siete certamente stati protagonisti di una giornata ricca di emozioni e ricordi da conservare.

C’è una cosa che mi fa letteralmente impazzire del mondo del tifo, e che per me è una droga. E’ il vero spirito di gruppo e di amicizia che si può radicare nelle persone che si ritrovano dietro ad una pezza o si sono conosciute frequentando lo stesso gruppo. Persone che magari non sempre adottano uno stile di vita impeccabile, e nemmeno si presentano agli occhi della gente come modelli da seguire o con uno stile nobile. Però sono persone vere, perchè non si scandalizzeranno mai e ne ti faranno mai la morale se, faccio per dire, getti una lattina di birra vuota per terra, ma sono pronti ad uccidersi per aiutarti, o semplicemente, non ti faranno mai mancare il calore. Succede quindi che sali sul pullman, fai piu di 300 km e te ne mancano ancora piu di 100 per arrivare allo stadio, ma in autogrill ti aspetta un fratello, le cui vicessitudini della vita e la professione lo hanno portato a vivere lontano da casa. Te lo trovi davanti, proprio nella coda affamata di gente che litiga per avere la priorità di scelta tra un camogli o una rustichella, e ti abbracci. Perchè la gente da stadio non si saluta tanto per salutarsi, e nemmeno ha il record di amicizie virtuali. Un amico è un amico, e uno di noi va salutato come davvero piacerebbe a noi essere salutati. In fin dei conti lo vedi quasi ogni settimana allo stadio, ma tutte le volte senti che devi concedergli quel rispetto che merita uno che non si è piegato alla distanza chilometrica che la vita gli ha imposto, ma la combatte macinando kilometri. Molti piu di quelli che fai te, perchè lui ogni partita è sempre una trasferta.

Poi sei allo stadio, e all’intervallo ricevi un essemmesse di un amico che è molto tempo che non senti. “ma sei ad Empoli?”. “Si!”. Finisce la partita e ricevi una sua telefonata “oh, va che sono fuori che ti aspetto”. Non è un fratello di stadio, anzi, siamo pure rivali perchè tifa per una squadra i cui tifosi non vanno pure nemmeno tanto d’accordo con la mia. Ma, seppur divisi dalla fede, gli ho sempre riconosciuto la stima che si merita un tifoso che, in nome di una passione comune e dell’amore per la squadra della sua città, ha girato l’Italia (spesso in vespa) con al collo la sua sciarpa. Erano un paio di anni che non lo vedevo, ma l’abbraccio che ci siamo regalati è di quelli veri, tipo quello che ti eri scambiato poche eri prima in autogrill. Io vivo per queste cose, e combatto chi non le apprezza e capisce. Non ci posso fare nulla.

Stai tornando a casa e ti fermi nello stesso autogrill della mattina, perchè il tuo amico ha l’auto parcheggiata lì. Tutte le volte prendi il microfono e dici “oh, facciamo una sosta veloce”, ma sai già che sarà un miracolo farla durare meno di 40 minuti. Il tasso alcoolico medio del pullman rasenta i livelli di coma etilico per un normo dotato, e quindi la goliardia e le perle di saggezza che di solito vengono prodotte, è roba da scriverci un libro. Ti affianca un altro pullman, scendono dei ragazzi tutti vestiti uguali, sono una squadra di calcio (A J Fano ndRett). Escono e mangiano coi panini fatti a casa, perchè non è che tutte le squadra di calcio si fermano nei ristoranti. Il calcio è fatto anche di centinaia di squadre “povere” che si devono arrangiare.  Gli chiedi chi fossero, te lo dicono e ti dicono pure di aver perso a Viareggio, con una rissa finale e diversi espulsi. Come dicevo, la goliardia prodotta da gente semi ubriaca è unica, e allora assisti ad una lezione di tecnica di calcio di uno sul tuo pullman in un parcheggio dell’autogrill, che nemmeno a Coverciano si vede. “Voi vi dovete schierare in 5 dietro perchè altrimenti prendete goal, ma i due terzini devono essere pronti a spingere, altrimenti non siete pericolosi e perdete”. Loro in circolo che ascoltano e ridono, te che ti pisci addosso dalle risate. Saluti finali, ripartono. Trenta secondi dopo che il loro bus è partito, arrivano altri due giocatori, dimenticati in autogrill. Le risate che ci siamo fatti sono roba che avrebbero guarito qualsiasi depresso. Li abbiamo caricati sul nostro bus cantando “Benvenuti tra noiiiii” e “Viareggio Viareggio vaffanculo” in loro onore dopo la cocente sconfitta proprio nella città di Lippi, e li abbiamo lasciati alla prima piazzola di sosta dove il loro pullman li aspettava.

Come vedete non ho speso una singola parola sulla partita. Abbiamo vinto, ma è solo un dettaglio. Certo, un bellissimo dettaglio, ma non è la cosa che ricorderò di più di questa trasferta. Quando la curva canta “A noi della partita, non ce ne frega un cazzo”, dovete capire che non è un coro strafottente fine a se stesso. Quel coro è uno stile di vita.

goliardia alccolica

goliardia alcoolica

Read Full Post »

Palazzi dimettiti!

(ANSA) – ROMA, 25 GEN – Il Tribunale arbitrale dello sport ha ridotto la penalizzazione dell’Albinoleffe da 9 a 5 punti. Il Tnas ha infatti parzialmente accolto il ricorso del club di Lega Pro contro la sentenza della corte di giustizia della Federcalcio. Il club lombardo, che milita nel girone A della Prima Divisione, era stato penalizzato di 15 punti dalla Disciplinare nel processo al Calcioscommesse, sanzione poi ridotta a 9 in appello dalla Corte federale. Ora l’Albinoleffe sale in classifica a 20 punti.

Prendo come spunto di riflessione l’odierna sentenza del Tnas sull’Albinoleffe (la cui prima richiesta del Procuratore è stata di oltre 30 punti di penalizzazione), ma il ragionamento che vorrei condividere con voi è più generale. Palazzi ha fallito. La sua guerra contro “scommessopoli” ha prodotto solo pochi morti, qualche ferito grave che i vari gradi di giudizio hanno poi curato e, in alcuni casi, completamente guarito, e qualche lieve ferito che se l’è cavata con pochi punti di sutura. La fine del mondo, come qualcuno l’ha chiamata, che avrebbe dovuto provocare Stefano Palazzi , si è trasformata in un nulla di fatto che ha provocato solamente una serie di interrogativi e dubbi e sia tra il popolo degli inquisitori che in quello dei garantisti.

Perchè il primo problema di questa storia è proprio quello delle fazioni. Stiamo parlando di calcio e giustizia sportiva. Più volte ho sostenuto in questa sede come la giustizia sportiva fosse un organismo fortemente influenzato dagli umori della piazza. In occasione della prima calciopoli oggettivamente si respirava in Italia un’aria di inquisizione contro la Juve molto importante. La Juve doveva pagare, e ha pagato. In occasione di scommessopoli si è respirata oggettivamente la stessa aria di indignazione e di sangue, tale da auspicare la “morte” di tutti i coinvolti, talvolta senza nemmeno concedere loro il diritto di difesa. Si sono create le fazioni, come se fossero curve infuocate guidate da un’ipocrisia di fondo: la mia squadra non è coinvolta? Urlo allo scandalo e sto con Palazzi; la mia squadra è accusata? Urlo allo scandalo e all’indignazione e mi schiero contro Palazzi. Il secondo problema è proprio Stefano Palazzi. Perchè il Procuratore, certamente spinto dalla Federazione e dai media, trovatosi nella condizione di dover chiudere le indagini in poche settimane in modo da garantire il regolare inizio dei Campionati, ha mantenuto una linea molto discutibile, certamente colpevolista, adottando la tecnica del voler portare al patteggiamento tutti gli accusati, in modo da poter soddisfare le pressioni della Federazione e della piazza inquisitrice perchè:  “se patteggi vuol dire ti dichiari colpevole. La chiudiamo in fretta (con uno sconto di pena) e quindi ho dimostrato di aver avuto ragione ad accusare tutti fidandomi di alcune dichiarazioni”. Poi c’è stato il terzo problema serio, quello della responsabilità oggettiva, in base a cui, oltre all’eventuale tesserato che paga in prima persona, anche la Società proprietaria del cartellino, nonostante completamente estranea, deve comunque pagare. E qui Palazzi ha avuto altri problemi, perchè ha dovuto prendere atto che le Società ingiustamente coinvolte e i tifosi delle stesse, non avessero la ben minima intenzione di accettare il giochino del patteggiamento passando per vittime sacrificali.

Succede infatti che in tanti, forse perchè proprio colpevoli o solamente rassegnati ad una condanna certa voluta dall’umore della piazza, decidono di patteggiare. Ma altri, forse perchè innocenti oppure confidenti nella Giustizia e/o nei propri avvocati, se la giocano in Tribunale. Ed è qui che inizia il suo declino.  Chi va alla guerra con lui ovviamente perde le prime battaglie. Raffica di condanne, carriere distrutte, psiche rovinate. Ma l’ordinamento prevede un appello e, soprattutto, un TNAS.  La morte di Palazzi. Il TNAS, infatti, non parte dall’assurda logica della giustizia sportiva in base a cui non è l’accusa a dover dimostrare il dolo, bensì la difesa a smontare il teorema accusatorio. La sua logica è l’esatto contrario. E’ l’accusa che deve portare prove certe. E quali prove certe ed inequivocabili può portare un’accusa che ha fondato il proprio impianto accusatorio su dichiarazioni, spesso nemmeno verificate, di personaggi quantomeno…discutibili? Pochine. Ed ecco che il TNAS assolve o riduce drasticamente le pene richieste e successivamente inflitte.

Palazzi ha perso per due motivi principali: non è riuscito inequivocabilmente ne a convincere l’opinione pubblica sul fatto che “tutti i giocatori scommettessero” (cit.) oppure che il tutto fosse “un’invenzione di alcuni personaggi in cerca di fama” (cit.) , ma nello stesso tempo non è nemmeno riuscito a scrivere una pagina di storia in questo bel Paese, perchè i fatti e i Tribunali stanno dimostrando che non è vero che il sistema fosse marcio e corrotto, semmai marci e corrotti fossero solo alcuni personaggi. Palazzi si deve dimettere.  Se fosse ancora convinto del suo impianto accusatorio, dovrebbe essere scandalizzato dalle successive sentenze dei Giudici che hanno mortificato il suo lavoro. Qualora fosse invece garantista, cosa che dubito ma che comunque dovrebbe essere essendo lui un uomo di legge, dovrebbe dimettersi accettando il fatto che i Giudici gli hanno dato torto su tutta la linea. Che credibilità può avere oggi uno Stefano Palazzi? Zero. Attaccato dagli Juventini che ancora credono di essere gli unici ad aver pagato (andate per esempio a chiedere ai tifosi di Genoa, Lecce e Alessandria se hanno pagato solo gli Juventini ndRett.), attaccato da chi è stato rovinato e poi assolto per non aver commesso il fatto (andate a chiedere a Jimmy Fontana ndRett.), e sconfitto nei tribunali. Palazzi non ha più la serenità per condurre eventuali nuovi processi.

Bisogna riformare tutto. In primis deve cambiare la Federazione (Abodi della serie Bwin era un candidato alla Presidenza molto piu credibile di Abete), si deve riformare la giustizia sportiva rivedendo sia il concetto di responsabilità oggettiva, che l’iter processuale, e occorre sostituire una persona che non può più ricoprire l’incarico che ricopre.

Fatelo per il giuoco del calcio, fatelo in fretta.

Stefano-Palazzi

Read Full Post »

Ripartiamo da noi. (Ciao Caro)

Oggi è il 7 Gennaio, e la maggior parte della popolazione italiana riprende la sua vita normale. Chi al lavoro, chi a scuola, oggi è vittima del rincoglionimento post feste e, in qualche modo, si impossessa nuovamente della sua vita. L’aver ripreso a lavorare il 2 Gennaio, e il festeggiare il “Capodanno” il primo di settembre invece del primo di Gennaio, mi rende questo Lunedì un po’ meno rimbambito di quanto percepisco essere la maggior parte delle persone che oggi ho incontrato. Meglio così, realizzare di essere differente dalla massa, come sapete, è per me condizione necessaria e sufficiente per avere un po’ di felicità.

La serie B sta testando quello che, probabilmente, nei prossimi anni in A succederà, ovvero ha giocato fino alla fine di Dicembre ed è andata in vacanza. La serie A, invece, ha già ripreso. L’Inter ha dato l’ennesima prova di come, quando decide di fare cagare, non ha rivali nel mondo. Nemmeno la Nazionale Tedesca quando incontra l’Italia nelle partite che contano, riesce a collezionare figure di merda come quella di ieri a Udine. Che poi poteva anche finire in maniera differente, intendiamoci, ma la capacità che hanno gli Stramaccioni boys di andare in merda alla prima difficoltà, è roba da farci una fiction in tv con Raul Bova. Già il fatto di giocare in anticipo alle 12,30 della Domenica è una sciagura, vedere poi in campo Jonathan sbagliare certi goal, e realizzare che il solo (e probabilmente unico) centro che ha fatto in vita sua l’ha realizzato al Novara quando giocava a Parma, beh, che ve lo dico a fare, ti prende un’amarezza che può provare solo chi si sgola mezza bottiglia di amaro Petrus.

E’ il 7 Gennaio, bisogna ripartire da qualche cosa. Non è facile. Novara è stata vittima della cronaca nera in questi giorni. Una ragazzina, anzi una ragazza, di 14 anni si è suicidata. Dicono perche non ce la faceva a reggere gli insulti che quotidianamente riceveva da un branco di coetanei. Non la conoscevo, poteva essere quasi mia figlia e, non avendo io figli, non conosco molti suoi coetanei se non quei pochi che gravitano intorno allo stadio o sono figli di miei amici. Ma non ho molta stima dei nuovi teenager della mia città. Seppur la mia città è solamente una piccola rappresentazione di ciò che l’Italia sta producendo. Una massa di giovani rincoglioniti, che dimostrano più dell’età che hanno, dall’apparente sembianza di quelli che non hanno voglia di fare un cazzo. Li vedo in stazione alla mattina, li vedo al Sabato in giro per la città. Mi sembrano tutti un branco di coglioni. E mi dispiace per chi si offenderà, ma io non ho mezze misure. Non posso averle quando vedo intorno a me centinaia di persone fatte con lo stampino. Mi dispiace anche per chi non è così, ma sappiamo benissimo tutti che la massa si avvicina molto a come l’ho descritta. Carolina era una ragazza bellissima. Mi viene davvero incomprensibile capire come una ragazza come lei potesse essere oggetto di bullismo. Se avessi avuto io 14 anni le avrei tirato il filo, mi ci sarei innamorato di quel sorriso, altrochè insultarla come pare facessero. Li vedo tutti quei giovani. Quante volte mi sono incazzato nel vedere uno stadio mezzo vuoto, e un centro città pieno di flotte di giovani, sigaretta in bocca e pizzetta alla mano. Li vedo sbavare per un goal di Ibra alla playstation e spendere le proprie paghette per cazzate, quando con 8 euro magari si divertirebbero di più, e imparerebbero cosa vuol dire coltivare amicizie e passioni meno effimere. Li vedo e li leggo ora. Tutti indignati. Tutti conoscevano Carolina, tutti sapevano di questo problema, tutti ora a cercare e a chiedere che i colpevoli la paghino cara. Ma se tutti sapevano, tutti conoscevano il problema, ma dove cazzo erano tutti? Erano a girare in qualche centro commerciale o a riempirsi di hamburger in qualche Mc Donalds lasciandola sola a soffrire per gli insulti?

Questo dramma poteva capitare ovunque. Di Carolina in Italia e nel mondo è pieno. Però è capitato a Novara. Nella mia città. E questa cosa mi sta tremendamente sui coglioni. Perchè è vittima di una situazione creata da qualcuno che abita a casa mia, e che, sui gradoni di una curva, avrebbe preso una marea di calci in culo e magari, perchè no, qualcuno lo avrebbe anche dato. Ma non sarebbe stato così coglione di fare il male che è riuscito a fare, perchè qualcuno lo avrebbe raddrizzato prima.

Ora il messaggio che passa è che non sono tutti così. Sono loro il branco, sono loro i cattivi. Ma la massa dei giovani è diversa, e tutti ricordano Carolina e, idealmente, sono tutti a venerarla. E’ vero, la massa non è sicuramente cattiva. I colpevoli sono pochi. Ma è proprio la massa che tace pur sapendo, che è complice. Se non si parte da questo fatto, ci saranno altre Carolina.

E’ il 7 Gennaio. Ripartiamo dalla nostra voglia di spaccare il mondo, dalla nostra felicità di attaccare una pezza di un metro e venti per un metro, dalla nostra fatica di sventolare per un’ora una bandiera e dai nostri stupidi insulti verso quelli che stanno di là. Anche la gente da stadio non è perfetta. Probabilmente non è nemmeno un modello positivo da seguire. Ma lo stadio è una palestra di vita e, sicuramente, insegna a fare gruppo. Non branco.

Ciao Caro.

rosabianca

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: