Io ci credo

settembre 29, 2008

Ieri hai perso una partita che per i tifosi vuol dire tanto e forse qualche errorino è anche imputabile a te. Ma io credo nel progetto, nel tuo progetto, e idealmente voglio esserti vicino e darti una pacca sulla spalla dedicandoti un piccolo angolino del mio blog con un pezzo di un’intervista che mi ricorderò in eterno e che mi ha fatto definitivamente innamorare di te. Forza Mister, avanti a testa alta


Perdere un Derby

settembre 29, 2008

Il Lunedì mattina è per definizione una giornata drammatica per qualsiasi essere umano, quando poi questa giornata nasce dopo un Derby perso è davvero devastante. Suona la sveglia, tenti di alzarti, fai mente locale per capire chi sei e soprattutto cosa vuoi dalla vita ma poi ti ricordi immediatamente di aver perso contro il Milan. Poi ti soffermi a pensare “ma è stato un incubo?” allora accendi subito la tv in modo che ti faccia compagnia mentre ti cambi, ma il TG5 ti riporta cinicamente subito nella realtà cha fatichi ad accettare: primo piano dei denti di Ronaldinho e l’orgasmo di Galliani dopo il goal vittoria. Sorridi sapendo che fino a ieri raccontavi ai tuoi amici che avresti scommesso la casa e la moglie sul fatto che Dinho avrebbe timbrato il suo primo cartellino contro l’Inter, ma poi sprofondi nello sconforto ricordandoti che non lo hai fatto. Prendi il solito treno per raggiungere la City ed avverti un senso di nausea costante, poi un dolore alla pancia che non capisci sia causato da una sorta di meteorismo fulminante oppure sia l’indizio di una imminente scarica di diarrea o sia davvero solo tensione. Arrivi alla stazione e vedi subito qualcuno con la sciarpa rossonera, poi vedi tua moglie che ti sorride e ti dice “buona giornata amore” e te vorresti risponederle “ma vai a cagare” ma non te lo puoi permettere e rispondi con un politico “anche a te”. Questo è quello che accade ad un Interista il giorno dopo a un Derby perso.

La vita va avanti, non siamo nemmeno ad Ottobre e siamo, tra le grandi, ancora quella che ha fatto più punti quindi butti giù i bocconi amari e tiri avanti. Oggi ti diranno che il Milan ha dominato e te vorresti ribaltare chi ti fa notare questo, ma poi l’intelligenza prevale e quanto meno ammetti che il Milan ha punto un po’ di più ed ha meritato questa vittoria anche se nata in sostanza da un solo tiro in porta preso. Con lo special one in panchina ti aspetteresti un gioco un po’ più complesso ed efficace di lanci lunghi quaranta metri per tre attaccanti staccati dal resto della squadra, ma per forza di cose ti appelli al ricordo che con questo gioco lo special one è diventato appunto special e allora ci credi ancora. Io ci credo ancora. Solo chi non capisce di calcio poteva pensare che quest’anno fossero tutte rose e fiori e tutto bello. Serve tempo e il Mou deve averlo anche a costo di sacrificare questo anno bollandolo come di “transizione”, ma occorre lavorare per acquisire una nuova mentalità di gioco che solo il tempo dirà se sarà vincente. Non è morto nessuno, il Campionato è vivo e ribadisco siamo ancora avanti a Milan, Juve e Roma. Ma l’importante sarà essere davanti a Maggio dove spero, mentre Vi racconterò le mie emozioni, di non avere in bocca una pastiglia di Malox come ho in questo momento


Momenti magici

settembre 27, 2008

“L’Inter prova la Figa” (sito ANSA.IT 27/09/2008)

…figa o fuga in fin dei conti a noi non fa differenza, l’importante è vincere il Derby


Il lavoro sporco

settembre 25, 2008

“E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare”. Mi piace iniziare il commento a Inter Lecce di ieri con questa frase universale che ha fatto epoca tra tantissime categorie di lavoratori. Diciamo la verità, quante volte ce la siamo ripetuta in particolari momenti della nostra vita in cui abbiamo avuto la sensazione di fare un lavoro poco nobile ma importante, magari anche non riconosciuto dai nostri capi ma oggettivamente indispensabile per l’attività…. ecco, probabilmente ieri sera se la sarà ripetuta più volte Julio Ricardo Cruz.

Ci sono diversi modi di intendere il gioco del calcio e diversi modi di praticarlo. Quando poi il destino e la bravura ti portano a diventare un Campione hai allora altri modi per mostrare al mondo il tuo essere calciatore: puoi essere un Top Player, un buon giocatore, un fenomeno oppure un Julio Ricardo Cruz. Si, colui che ogni anno parte dalla panchina, quello a cui vengono rivolti tanti cori e tante pacche sulla spalla ma il titolone sul giornale se lo prende Quaresma, quello che è meno fotogenico e simpatico di altri. Ma quello che fatalmente fa goal; entra e segna. E Julio Ricardo Cruz questo ieri ha fatto. Abbiamo provato a segnare giochicchiando, abbiamo poi provato con i cross, con i tiri da fuori, abbiamo poi provato ad inserire qualche piede più buono. E quando non si sapeva più cosa fare entra lui, e in cinque minuti rovina il sogno dei Leccesi che per spirito, organizzazione di gioco e cuore, non avrebbero rubato a portare a casa un punto. Senza troppo pensare, alla prima palla utile fa quello che un normale attaccante dovrebbe fare: tirare in porta. Ovazione, Chapeaux, vetta della classifica solitaria.

Questi tre punti sono importantissimi perchè io credo che gli scudetti non si vincano necessariamente battendo Milan, Juve e Roma; quello sicuramente può essere motivo di soddisfazione e di sfottò tra tifosi, ma i campionati si vincono perdendo meno punti contro queste squadre, che puntualmente giocano contro di te la partita della vita e ti fanno morire per 95 minuti. Ieri si è vinto e altri invece hanno pareggiato o perso. Siamo già la Capolista e questo è un problema in più per gli altri.

Ma l’ovazione oggi se la merita il nostro eroe, il nostro killer che ancora una volta ha dovuto fare “lo sporco lavoro” di uccidere chi probabilmente non se lo meritava, ma da professionista come lui è, ha dovuto farlo. E come sempre, senza nulla di personale.


Autorete, maledetta autorete

settembre 22, 2008

Mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa sulla vittoria in Grecia ma il PC mi ha abbandonato sul piu bello… cose che capitano soprattutto quando è un po’ vecchiotto e non lo si è curato per benino durante la sua vita, riposi in pace, ripartiamo ora con un nuovo pc.

Torino per l’Inter rappresenta sempre una trasferta ostica anche quando non si gioca contro la Juve e lo si sa; mi son sempre chiesto il motivo di questo, forse sarà l’aria un po’ più fresca rispetto Milano oppure sarà che non ci piace quel modo un po’ chiuso e apparentemente distaccato dei Piemontesi fatto sta che la storia dei Torino Inter è fatta di grandi partite, grande agonismo e grandi sofferenze. A onor del vero ultimamente il risultato è sempre a noi favorevole, ma non sempre i tre punti sono arrivati così agevolmente; contro il cuore granata ad esempio perse l’Inter dei record del Trap e faticò l’invincibile armata del Mancio tanto per citare due esempi, destava quindi grande interesse vedere come avrebbe approcciato questa battaglia l’Inter del Mou. Non è un caso a mio avviso che in conferenza stampa pre gara Mourinho disse che avrebbe voluto un Inter decisa e convinta già dal primo minuto di gara, che non aspettasse gli eventi e che, sicura dei suoi mezzi, provasse a vincere subito le partite. Forse il concetto è stato generale ma forse no, perchè le costanti di tutte le gare contro i Granata sono rappresentate da “fischio di inizio e Toro a testa bassa che avanza”. Ieri è stato più o meno così anche se con meno intensità del solito fino a quando si è passati in vantaggio e la partita è cambiata. Già, è cambiata. Ma da quel momento l’Inter ha preso in mano la gara con una potenza e una tranquillità che francamente hanno impressionato. Senza voler peccare di presunzione, penso si possa sostenere senza offendere nessuno che in alcuni frangenti l’Inter giochicchiasse senza voler infierire, un po’ per sufficienza un po’ per troppi giochetti, che senza correre facesse girare palla senza farla vedere ai giocatori del Toro fino a quando, nell’unica dormita della difesa, prendi il goal che non devi prendere e la partita si rianima. Mancano poco più di dieci minuti e due miracoli di JC e una loro traversa ci permettono di chiudere sul 1 a 3.

Ha ragione il Mou, l’Inter è fantastica perchè non solo ieri ci ha regalato momenti di grande potenza ma, aggiungo io, è riuscita a soffrire con tre goal di vantaggio. Conosco l’Interista medio essendo io il primo esponente di questa categoria, e so quanto sia fenomenale nel farsi male da solo. E conoscendolo so quanto ieri sera ed oggi sarà capace di farsi prendere dalle preoccupazioni pensando a quei 10 minuti finali e dimenticando i primi 80. Siamo fatti così, non ci cambierà nessuno. L’Inter però sta cambiando; partita dopo partita sta diventando più sicura di se e se per un anno la dea bendata degli infortuni guarderà altrove, ci divertiremo ancora. Credo fortemente in questo nuovo progetto tecnico e aspetto che arrivi Ottobre e poi Novembre quando avremo metabollizzato ancora di più i nuovi schemi e faremo i conti.

Mi sono appena appellato alla dea bendata degli infortuni, lo so…mi potreste far notare che una dea bendata, quella degli autogoal a favore, ci sta assistendo. E’ vero, però potrei far notare come negli ultimi anni almeno 3/4 volte costantemente siamo noi ad esserci fatti mali da soli. Lo scorso anno ad esempio proprio nello stadio di ieri e contro gli odiati rivali bianconeri abbiamo gentilmente donato due punti con una bella autorete. Il calcio è anche questo. Si può vincere 5 a 0 e si può vincere 1 a 0 con un autorete. Quello che conta però è l’impressione che dai sul campo e l’Inter ha sempre dato l’impressione di essere la più forte rispetto ai suoi avversari. Avanti così.