Noi del Primo Anello Arancio siamo tifosi che fanno dell’incoerenza uno stile di vita e questo è ormai noto; esistono però dei capisaldi nel nostro pensiero ben delineati cui mai ci sogneremmo di non seguire. Uno di questi è il concetto che nel calcio la sfiga non esiste. Si può subire un goal per sfortuna, se ne può sbagliare uno o piu per lo stesso problema, ma una partita di 95 minuti non può mai essere sintetizzata nella parola sfiga. C’è sicuramente del merito e delle colpe.
L’Inter di oggi ha avuto il merito di giocarsi la gara a testa bassa e di trovarsi in testa alla penultima di campionato ed ha enormi colpe nel non aver chiuso la gara e nel sbagliare un calcio di rigore. Chiarito questo aspetto, esistono però nel calcio alcuni “segni premonitori” che, a saperli leggere ed interpretare, ti possono aiutare a capire se devi impegnarti maggiormente ed essere ancora più bravo oppure puoi dormicchiare e vivere di rendita.
Questi segnali non sempre sono facilmente indivudabili altri si. Per esempio un principio di raffreddamento è un segnale inequivocabile che il nostro corpo ci da per farci capire di riguardarci per non rischiare una vera influenza, oppure il segnale della riserva ci avvisa per tempo che occorre fermarsi dal benzinaio.
L’eroe in negativo di oggi è Materazzi, reo di aver sbagliato il rigore decisivo rubando il pallone allo specialista Cruz. Cosa centrano i segnali premonitori? Marco Materazzi è un ragazzo tutto sommato bravo ma dall’atteggiamento a volte discutibile e dal fallo plateale e cattivo abbastanza facile. Cresce nei campi di provincia e in squadre che lottano per la salvezza fino a quando approda all’Inter. Fino a questo momento, ad eccezione del popolo nerazzurro e forse di alcuni a Perugia, viene ricordato in Italia solamente dal coro “Materazzi figlio di pu…”, oltre per la cattiveria dei falli e per i piedi a tombino. Ad un certo punto arriva il segnale benedetto e il ragazzo entra nel giro della Nazionale fino ad arrivare ai giorni nostri in cui, un cattivello dal carattere impossibile e coi piedi di tombino, si trova a vincere un Mondiale di calcio segnando un goal nella finale e realizzando uno dei cinque rigori finali. Inizia nuovamente il Campionato e Materazzi lo vince segnando oltre 10 reti di cui una in splendida rovesciata (cosa non normale per uno coi suoi piedi) e siglando una doppietta nella gara che portò a 15 gli Scudetti neroazzurri. Insomma il segnale era chiaro: l’immortalità in persona. Passa un’altra estate ed alla prima partita della Nazionale ad inizio Settembre Materazzi subisce un infortunio serio i cui successivi tempi di recupero si sarebbero rivelati un enigma poichè non vi era mai stata una casistica simile in passato da prendere come riferimento. Il giocatore stringe i denti e riesce a tornare dopo qualche mese dove però i falli che commette sono sempre più cattivelli; inoltre inizia a “non prendere più la palla” ma la caviglia dell’avversario collezionando così cartellini gialli e rossi, oltre a tonare a non segnare più. Arriva la partita scudetto e al primo minuto di gara prende il palo. Se questi non sono segnali chiari…. Ora noi Interisti siamo campioni del Mondo di pessimismo e bauscismo ma alzi la mano chi oggi, quando ha visto che il rigore lo avrebbe tirato Matrix, non ha detto “lo sbaglia….”
De Gregori ha ragione nel dire “Mino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, perchè i rigori si possono sbagliare e non vi è certezza che Cruz avrebbe insaccato, ma è nel principio di voler diventare per forza protagonista quando non hai la forza e i titoli per farlo che possiamo sintetizzare l’Inter di oggi e di questo ultimo periodo. La partita di oggi non era da vincere con le gambe o comunque non era il problema principale. Era da vincere con la testa così come avremmo dovuto fare Domenica scorsa. L’Inter ha attaccato a testa bassa mandando centinaia di palloni in area e tirando mille volte ma quasi mai in porta, e quando è riuscita, uno di questi è stato parato proprio da Materazzi che per la foga di diventare protagonista ed entrare nella storia era in un punto dove uno col suo ruolo non avrebbe dovuto esserci. L’Inter era una macchina da guerra perchè era perfetta in qualsiasi punto del campo. Ognuno sapeva cosa fare, dall’allenatore ai giocatori, tutti remavano dalla stessa parte e tutti correvano nella stessa direzione. Oggi eravamo un’armata brancaleone dove ognuno era alla ricerca della tombolata per vincere il premio e tornare a casa dai propri familiari come trionfatore.
No Signori, non è così che siamo diventati grandi e non è così che si potrà vincere Domenica prossima. Servirà calma, concentrazione e tanta tantissima testa. Non so come questo si potrà trovare in questa settimana che diventerà la più brutta della storia recente neroazzurra, so solo che noi al Primo Anello Arancio i segnali siamo capaci a leggerli. Bene oggi abbiamo visto bambini uscire in lacrime, padri di famiglia imprecare e tanta gente ripiegare le bandiere e le sciarpe e metterle in tasca. Ma c’era ancora qualcuno che baciato la sua sciarpa.
Cara vecchia Inter accetta che interpretiamo per te questi segnali: la gente è incazzata e delusa ma ancora ti vuole bene. Non farci cambiare idea, perchè se capita, faticherai molto a rinconquistare molti cuori.
L’interpretazione dei segni
11 maggio 2008 di rettilineotribuna
Guarda, sarà che sono pessimista di natura, ma a questo punto non so se essere più preoccupato o rassegnato…
[...] dei dati Dopo aver affrontato il problema dell’interpretazione dei segni proviamo ora a ragionare su un aspetto trattato da QSVS ieri sera dal buon Fabio Ravezzani, ovvero [...]