Nel mondo del calcio esistono indiscutibilmente due attori che non hanno nulla da imparare in campo di Marketing: Milan e Inter. In questi ultimi anni, e soprattutto in concomitanza dei successi neroazzurri, le due compagini milanesi hanno dato vita a veri e propri Derby verbali. Lunghi duelli dialettici, mai volgari, mai tifosamente beceri e sicuramente avvincenti che hanno catalizzato l’attenzione dei media e dei tifosi.
Senza tornare troppo indietro nel tempo, possiamo citare “l’apertura delle danze” inaugurata da Mancini lo scorso anno:
“Tra Campionato e Champions è sicuramente meglio vincere il Campionato”
prontamente rispedita al mittente dagli Ambrosini Boys:
“Lo scudetto mettilo nel culo”
(lo so, il confronto in fatto di classe è improponibile ma tantè…)
Fino ad arrivare a questi ultimi giorni con Moratti lanciatissimo nel dire:
“Questo Derby vale una finale di Champions”
e Galliani in scioltezza rispondere:
“Non è un Derby, sono solamente 90 dei 270 minuti che rimangono”
La verità è che Inter e Milan non si possono vedere. Ma sono due Società storiche rappresentative di una metropoli Italiana, capitale Finanziaria e della moda, dove il bon ton, il buon gusto e la ricchezza vera o presunta impongono alle due compagini di volersi bene. E su questo Galliani e Moratti sono imbattibili. Campioni di stile davanti ai giornalisti, Ultras al limite della Daspo sul campo.
E pensare che la regola è così semplice: vietato contestualizzare il discorso e obbligo di fraintendimento. Si perchè è ovvio che è più prestigioso vincere una Champions che uno Scudetto, ma all’Inter dello scorso anno non veniva chiesta la Coppa ma oggettivamente aveva l’obbligo di portare a caso lo scudo numero 15, ed è talmente evidente che la mission del Milan sia centrare il quarto posto e non necessariamente vincere il Derby, perchè l’Inter può anche perderlo e poi battere il Siena 7 giorni dopo e festeggiare, il Milan se vince il derby e poi perde le ultime due giocherà il Giovedì sera nelle province Bulgari o Islandesi.
Insomma, quando un certo stile di vita impone ai protagonisti di parlare con il freno tirato, meglio lasciare qualche frase fraintendibile e lasciare che l’opposizione volutamente fraintenda. Nel bene o nel male purchè se ne parla sostengono gli uomini di spettacolo. E così è per il Derby di Milano. Non importa se si dice una scemenza, l’importante è che il giorno dopo nei bar ci sia la gente come me che ne discuta con in mano una brioches e con l’altra una sciarpa rossonerazzurra. E il più è fatto…
Ancora una volta, grazie Peppino Prisco di essere esistito e di averci insegnato come si tifa con classe e umorismo.