Carletto principe dei mostri

Esistono diversi modi per caricare una squadra alla vigilia di una partita importante. Ci sono gli amanti dei ritiri, ci sono quelli che obbligano i giocatori ad imparare l’Italiano nonostante abbiano si e no la terza elementare e siano natii di Leeds o Londra e ci sono quelli che chiedono ai propri giocatori di emulare le monache di clausura imponendo loro castità e purezza. Ma esiste un’altra categoria di allenatori: quelli che hanno avuto la sfortuna di allenare il Milan in annate in cui i cugini neroazzurri vincono.
Uomini di indubbio bagaglio di esperienze, spesso ex calciatori di successo, talvolta veri e propri manager imprigionati nel loro completo di fresco lana griffato ma tutti con alcune caratteristiche ben riconoscibili anche agli occhi di uno sprovveduto: lo sguardo pallido e tirato che ha solamente chi si è imbattuto nella morte o in un mostro, e l’odio e l’invidia ( a Roma pare chiamarsi “Rosicamento”) nei confronti dei rivali neroazzurri.
Carletto Ancelotti è fondamentalmente una brava persona. Normalmente si estranea dai discorsi da bar che tanti suoi autorevoli colleghi e quasi tutti gli addetti ai lavori della carta stampata ci propinano ogni giorno, ma si rinchiude in banali frase di circostanza, sorrisi più o meno forzati e frasi dette dimostrando una certa “signorilità”. Ma quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare e al nostro Carletto tocca presentarsi in sala stampa prima (o dopo, poco importa) dell’allenamento di rifinitura che porterà i Campioni dell’Universo al ritiro pre partita contro la Reggina. Ti aspetti le solite frasi di circostanza, i soliti sorrisi forzati, il solito sguardo tirato e preoccupato. E invece come esordisce il nostro eroe?

“Quindici punti in cinque partite per andare in Champions League e cosi’ facendo raggiungeremmo anche un altro obiettivo, quello di far perdere lo scudetto all’Inter”

Eh si, perchè a quella categoria di allenatori una sola cosa interessa: non far vedere che sono dietro all’Inter. A loro interessa poter dire “Si, quest’anno ho fallito ma anche l’Inter non ha vinto”, come se la nostra cara beneamata fosse diventato il Benchmark che i Gestori devono battere se vogliono guadagnarsi la pagnotta.

Noi del primo arancio li conosciamo bene questi allenatori del Milan, e un po’ ci stanno simpatici, perchè nella loro mente pensano di trasformarsi in mostri che, come i Baubab, si materializzano nelle nostre nottate uscendo dall’armadio paralizzandoci dal terrore; ma ignorano il fatto che sono proprio loro che con i loro sorrisi di circostanza, le loro facce tirate e il loro sguardo cadaverico ci aiutano a fare davvero sogni tranquilli perchè ci fanno capire, se ancora non fosse abbastanza chiaro, quanto siamo forti, quanto siamo temuti e quanto siamo invidiati. E il tutto in un’annata in cui hanno vinto quella che il Mancio ha un po’ affrettatamente definito “la Coppa dell’amicizia” è un segnale importante.

Chissà se questo nuovo modo di preparare una partita darà i suoi frutti (sicuramente i principali rivali nella lotta al quarto posto ieri sera ha fatto davvero bene perchè han già vinto), ma fondamentalmente nemmeno ci interessa. Non è questo aspetto che conta nei pensieri della gente del primo Anello Arancio. A noi è bastato dormire tranquilli sotto le nostre calde coperte, con una nuova certezza. Almeno per questo week end, il nostro Carletto è diventato il principe di tutti i mostri.

Lascia un Commento